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23 maggio 2012

Finirai dove si balla. Pazienza

Ho ancora un paio di post in canna da fare sulla Germania e postumi, ma interrompiamo un attimo.

Due sere.

La prima sera Bibby mi invita a una roba al Valentino che è tipo un botellon, con troppa gente che non conosco. Io, che sono placido per le pasticche, ci vado volentieri dopo che mi salta una cena, e vi dico subito che finirò esattamente così (anche se non so quanti di chi legge qui non abbia potuto vederla su fb).

Ora ditemi, cosa pensereste di una persona ignota se la prima volta che la vedeste fosse in queste condizioni?

Arrivo al Valentino che è palesemente presto, e nemmeno so dove cazzo andare. Mi viene detto di andare davanti al Fluido. Davanti al Fluido arrivo insieme a due vacche che cercano di far arrivare una torta a destinazione, ridendo e senza cadere dai tacchi. Date le difficoltà dubito che ce l’abbiano fatta. Mi siedo in un prato, sono supercoperto perché sono saggio e mi conosco (yeah man, avevo la CALZAMAGLIA! E credo anche che senza sarei morto) e guardo la gente passare. C’è la musica del locale e un sacco di gente. Mi domando ma che cazzo, perché d’estate Pornomane e Superlavoratore non mi portano sempre qui, invece di andare in quei posti sfigati dove la birra costa pure troppo? Superlavoratore è da mesi che glorifica la bontà del vodka e campari. Allora io al pomeriggio mi sono comprato una (costosissima) bottiglia di campari, e ne ho uniti 100 ml a 200 ml di vodka che mi aveva portato Ultimodeicomunisti dalla Polonia. In questa casa abbiamo più vodka che cibo, è che sta in freezer e nessuno la tocca mai. Per cui me ne sto seduto, e penso, e bevo, e insomma penso che per forza bevo se devo essere un minimo social. In realtà l’idea era farla assaggiare e poi trovare gente estasiata, che volesse trovare altra vodka per fare altro vodka campari, ma ho praticamente finito la mia bottiglietta prima che tutto iniziasse. Arriva Bibby, con una maglietta incredibile del CSKA col suo cognome scritto in cirillico dietro, e mi presenta a gente sparsa. Son quei momenti in cui non sai ben dove stare. Io mi siedo, una mi guarda male perché non so come si beve la tequila. Che poi avevo deciso la settimana scorsa di smettere di usare il sale, e mi fanno subito mangiare il sale. Insomma, che cazzo ci devo fare con sto sale?

Ah.

Bevo tre tequile con sale e limone, non parlo quasi con nessuno ma tanto ciao, non è che me ne freghi molto. Mi trovo una accanto che mi da un pezzo di coperta su cui stare, le dico non so perché che abbiamo fatto lo stesso liceo ad Alessandria. Ma non ha molto senso, anche se è vero. E poi non so, immagino di essermi appoggiato un attimo. Le foto di fb raccontano che, mentre il pupo, cioè io, cioè dormivo, ci sono state delle grandi scenette con un qualcuno che indossa un vestito da Uomo Ragno. Non ho visto nulla di tutto ciò. Non ho visto me stesso con tutti quei bicchieri addosso, e questo mi inquieta, perché sembro nella foto avere un occhio aperto. Tipo i gatti. Mi sveglio. Sai quando capisci benissimo che appena ti alzerai starai male? Mi guardo intorno con fare beffardo e circospetto. Imposto la rotta, mi alzo con una fatica il doppio di immensa. Battezzo un albero, un albero splendido, magnifico e grande. Lo raggiungo e ci vomito sopra. Gusto decisamente campari. Vodka e campari spacca.

Ma ti sei accorto che ti abbiamo fatto una foto? Chiedono quando torno. Ehr… chi io?

Mi siedo, che se mi dessero un calumet sembrerei un capo indiano che riflette e sta per chiedere aiuto a Wonka-Tonka. Il cirillico mi dice, svariate volte, di alzarmi a fare due chiacchiere. Ha senso, un attimo che ci riesco. Da lì è come riemergere, sono quasi normo-sociale. Finisco con una tizia mai vista, o forse c’era prima, mi sa di, boh, a parlare di cinema, per di nuovo non so quanto tempo. Carina eh, o forse no, o forse non lo so. Però non puoi aver visto un sacco di cose fighe e poi non sapere un iraniano ma nemmeno a morire né, ancora peggio, neanche un coreano U.U insomma la sgrido. Poi andiamo in un locale, sono in una condizione in cui mi frega qualcosa di ben poco, entro e esco da questo locale dove si balla e dove io non ballo un paio di tre volte, o un po’ meno. Mi divertivo di più a parlar di cinema, ma c’è di peggio. Accompagno della gente verso casa perché ormai non ho dormito e allora tanto vale fare tardi, non so percome ma mi ritrovo a Porta Nuova, e il Tobike decide ovviamente di abbandonarmi al mio destino. Bestemmie, strada a piedi, bestemmie.

La seconda sera: invitati a Genova per il compleanno di un amico che da piccolo voleva diventare come Collina (un bravo arbitro, non calvo). E ora è finito a fare il mezzo dirigente a Scarpe & Scarpe. Il traffico a Genova è una merda, le macchine devono esplodere tutte. A parte quella su cui arriviamo noi, presa in prestito dal nostro conducente a sua suocera. Ha il tetto rosa shocking, e i tappetini interni pure, lucidi anche. È quasi commovente. E per nulla appariscente, no.

Il locale è un cazzo di stabilimento termale con specie ristorante, in un capannone sul mare. Tutto bene fino a quando la festa non si metamorfosa in ballare, di nuovo. Che palle, bisognerà cominciare prima o poi. A parte il restare solo a un tavolo a provare il mio trucchetto con la carta (se mi incontrate chiedetemi di farvi il trucchetto con la carta. Anche se non mi viene ancora, ma ho sempre un paio d’assi e un jolly nel portafoglio), il momento peggiore è quando sono stato anche costretto a guardare per terra, perché le alternative erano tre tipe orribili, anzi i loro culi, che ballavano da sopra le sedie da un lato; e dall’altro due tipi, uno pacchianamente gaio, vecchi e mezzi nudi che si strusciavano la cintura da sotto il cavallo sul pacco a ritmo di musica. Quello è stato un momento difficile, giuro, mi son messo a scrivere disperato a una mia amica della chat, disturbandola di sabato sera e mi spiace ma che cazzo, avevo bisogno di esser salvato. Quella era in giro a farsi delle canne, ed è stata molto gentile *.*

 

Domani è una giornata forse decisiva per la forse tesi.

 

Bronson

Pellicola che riprende e rielabora alcuni degli episodi della vita di Charles Bronson. No, non l’attore, bensì il carcerato più violento d’Inghilterra, il cui vero nome è Micheal Petersen, e che ha passato e passa tutt’ora, una vita in carcere, quasi sempre in isolamento. Entrato per un furtarello, il suo comportamento violento gli fa prendere fino a 14 anni, durante i quali picchia gli altri detenuti, i secondini, con una violenza dissennata ed esibizionista. Quando esce, riesce a stare libero addirittura per 69 giorni, prima di tornare dentro e non uscire mai più. É stato spostato in tutti i peggiori carceri inglesi (e i peggiori bar di Caracas, vien da dire): sequestri di secondini come se piovesse, ricatti, comportamenti nonsense, con anche un certo compiacimento nel suo essere speciale. Bronson usa la violenza per essere famoso, ma non senza motivo, infatti non ha mai ucciso nessuno. Sullo schermo gli da corpo un Tom Hardy camaleontico e forzuto, con due baffi da uomo, che si divide tra la narrazione degli episodi dal palco di un teatro davanti a un folto pubblico, per sottolineare l’istrionismo esibizionista del personaggi, e gli episodi veri e propri. Nessuno vorrebbe essere questo personaggio, ma c’è da qualche parte un senso in tutti i suoi comportamenti incomprensibili, che il film ha il merito di cercare di inquadrare. Anche se è difficile, e credo ci sia questa canzone.

 

Iron Man

Eh, che cazzo, l’avevo detto che dopo i Vendicatori ero in trip per Iron Man. Anthony Stark è un genio puttaniere e miliardario, a capo di una fiorente industria di armi che aiuta l’esercito USA nelle sue “missioni di pace”. In Afghanistan viene rapito, lo salva un tipo che poi muore subito, installandogli una specie di cuore finto e luminoso al centro del petto. Non è così, ma si semplifica. Per fuggire costruisce un primo prototipo dell’armatura dell’uomo di ferro. Tornato a casa ha capito che fare armi non è bello e buono, no, che le armi fanno la bua e decide di non farle più. Bravo! Il suo secondo ovviamente non è d’accorto, e mentre Tony perfeziona la sua armatura, impara a volare, a scagliare onde di energia e cazzi e mazzi, quell’altro ritrova il primo prototipo; alla fine si picchiano Tony e il secondo, vincono i buoni, si capisce che lui si scoperò quella che fin lì era solo la segretaria ecc. Ripeto che Roberto Downey Jr spacca in questi ruoli cucitigli addosso, dell’eroe sicuro di sé e spocchioso e che se c’è da rischiare rischia e di solito gli va bene e se non gli va bene se la cava lo stesso. Per cui ha la solita sfilza di battute ridanciane e belle da dire, e fa il suo figurone, e a breve voglio vedere il 2 U_U

18 maggio 2012

Di notte. Si possono fare. Cose, dicono.

Quando posso evito, quanto non posso purtroppo non evito. Per cui entriamo in questa discoteca tedesca ricavata da una ex fabbrica o qualcosa di simile, tedesca. 16 euro, per non fare niente, sticazzi. Però è stato interessante. Era un ambiente un po’ da sparatutto in prima persona, con questo lungo corridoio buio e fumoso dal soffitto basso. Che portava in un cazzo di bunker sotterraneo dove c’era della musica assurdamente pesante e tedesca, che io non ballo ma almeno mi piaceva, i miei altri tre amici non so proprio cosa ci potessero fare con quella musica lì. Datevi alla droga. Assai probabilmente era anche pieno di persone, questo bunker, ma tra il fumo e le non troppe luci psichedeliche non si vedeva assolutamente un cazzo. Ma guarda se devo andare fino a là per trovarmi a vedere come in mezzo a un campo in valpadana d’inverno. Ovviamente lì hanno resistito poco. Io volevo ballare. Sai quando dici “ok adesso vado e ballo” e poi però non ce la fai. Intenzione senza azione, come al solito. Siamo saliti di un piano. Qui la musica era lo stesso troppo tututututum per i miei amici, ma si sono stabilizzati lì. Il mio problema era anche che dopo aver speso 16 euro per un ingresso io col cazzo che gli davo ancora dei soldi per bere. Ma questo a sua volta non aiutava. Mi sono appoggiato a un qualcosa. Non so quante ore siano, anzi siamo, stati lì. Ogni tanto ne compariva uno, il Superlavoratore continuava ad andare al bar a cercare di convincere il barista a dargli un vodka e campari, e quello non capiva e glielo doveva spiegare. Stando appoggiato mi son fatto un sacco i cazzi degli altri. Prima di andare lì aspettavo i miei tres amigos fuori da un locale dove loro stavano palesemente morendo di caldo, ma visto che dovevano fare i fighi erano voluti entrare, mentre io mi ero preso una birra da un pachistano. E niente, aspettavo fuori e c’erano queste due spagnole, una bionda e genere chiatta ma porca, ho detto, quasi rivaluto le spagnole, che cantavano Johnny, la gente esta muy loca, e facevano ridere. E quella che non era bionda si chiamava Margherita ed era brutta e stava con un vecchio, mentre a non-Margherita la batteva un tipo apparentemente tedesco. Insomma che poi me li son trovati davanti che ballavano in disco (yeah), e ho potuto apprezzare il colossale due di picche che non-Margherita ha smollato al tipo, e tutta un’altra serie di storielle del genere. Miei amici delusi perché secondo loro quando è destino, anzi, quando “capitano le situazioni” come dicono loro, vai in disco (yeah) e poi una in modo del tutto randomico e dissennato decide di limonarti e allora si limona. Perché un po’ di volte gli è capitato così, e allora può succedere solo così. Mbah. Non fosse costato così tanto sarebbe stata comunque una visita invero interessante.

3 euro, è quel che ci è costato la sera dopo l’ingresso in una microcappella sotterranea di una fottuta chiesa sconsacrata dove facevano un concerto jazz. Indicatoci da Ilù (Ilù per la tua irreperibilità ti insulto nel prossimo post a tema berlinese, se ben ricordo), che tra l’altro stava per dire al Pornomane che io qui lo chiamo Pornomane, e non credo ne avrebbe a bene, entriamo in sto posto con una cinquantina di persone pigiate come sardine. Un sacco di francesi, i francesi stanno conquistando Berlino, erano ovunque e anche qui. E i musicisti eran ragazzotti bravi abbastanza se non assai, e c’era un tipo calvo che introduceva ogni pezzo urlando in tedesco e scrollando freneticamente la testa, che sembrava Hitler messo in un campo di concentramento e con una crisi epilettica. Ma mi sa che qualsiasi tedesco quando parla con un minimo di enfasi finisca per somigliare ad Adolfo. Ma anche lui era buffo, anche se non si capiva una fava, insomma, bello bello, la birra non costava un cazzo, abbiamo pure fregato le panche a dei francesi e bene che si è stati.

Per restare in tema c’era questa canzone che è molto da 25 aprile; ma si sa che io con le date non ci sto molto dentro. Tra l’altro (non c’entra un cazzo) come potrei non rivelarvi il fatto che a Berlino il nostro ostello era di fianco alla gloriosa AMBASCIATA NORDKOREANA!!!! con tanto di foto del caro leader all’ingresso. Cioè, capite, abbiamo visto dei bambini nordkoreani giocare a basket nel cortile dell’ambasciata, vivi, ci hanno pure fatto ciao con la manina *_* voi avete mai visto un nordkoreano?

Caramelle alla menta

Allora era uscito qualche anno fa Poetry, e lì ti veniva detto che andava visto anche Peppermint Candy. Ed eccoci qua. Manifesto su una ventina d’anni di storia della Korea del Sud visti attraverso le vicende di, uhm, boh, il nome del protagonista non lo ricordo, chiamiamolo Kim che tanto là si chiamano quasi tutti Kim, e comunque forse si chiamava proprio Kim. La struttura è capovolta, nel senso che si susseguono gli episodi della sua vita ma in ordine cronologico inverso, dal più recente ai più passati. Si inizia e finisce con un picnic, dapprincipio qualcosa di rievocativo, persone sulla quarantina cantano sul greto di un fiume. Al ritrovo Kim si presenta elegante, ubriaco e disperato, sale sul ponte e si fa investire dal treno. Comincia la storia a ritroso, per mostrare gli eventi che lo hanno portato fin lì. Era stato nell’esercito, era stato poliziotto, aveva represso le proteste studentesche torturando ecc, aveva lasciato il suo grande amore a causa delle vicende politiche del paese, amore a cui lo legavano appunto le peppermint candy. E niente, non l’aveva più trovato, si era sposato con un’altra e aveva avuto una vita infelice.

L’immersione nella cultura koreana a me affascina sempre una cifra, le canzoni, le tradizioni, anche senza una storia da raccontare. Figuriamoci quando la Storia è sullo sfondo, e a conoscerla un po’ meglio magari se ne sarebbe pure capito di più. Oh, comunque Kim all’inizio è proprio morto eh. I grandi eventi schiacciano, persone e sentimenti, ecco. E anche i treni, schiacciano.

 

The avengers

Non m’avessero fatto pagare troppi soldi per il biglietto 3d ne sarei stato ampiamente soddisfatto. É il film dove tutti gli indizi sparsi negli altri film sui singoli supereroi Marvel finalmente si ricompongono. E insomma, è un fumettone ma è fatto strabene. Sei persino contento di aver visto il film su Thor, che era proprio bruttino, perché così capisci un sacco di cose collegate. Loki, il fratello di Thor, è il nemico che vuole conquistare la terra con un esercito di, boh, di cosi provenienti dallo spazio. E allora Nick Fury-Samuel Jackson riunisce i Vendicatori, sì la Johansson è bona anche senza strafare, sì Iron Man è un figo perché lo interpreta coso, Robert Downey Jr e spacca (infatti ho subito deciso che devo vedere Iron Man, 1 e 2), sì Capitan America ha la faccia stupida ma è un bravo ragazzo ecc. Reclutamento dei vari supereroi, iniziale sconfitta perché non agiscono come un team, se le danno un po’ tra loro e poi ovviamente, quando imparano a combattere insieme, spaccano tutto. Ci sono alcune decine di battute che fanno piegare dal ridere, si riesce benissimo nel non annoiarsi nonostante duri più di due ore. Iron Man che chiama Occhio di falco dicendogli Legolas XD e Hulk che ammazza di botte Loki son stati i miei must. Ero in prima fila con sti occhiali non c’era un cazzo di nessuno e mi son proprio divertito. Costa troppo lo stesso.

13 maggio 2012

Topa ariana o topa italiana

 Cazzo che titolo di pregio.
Per esempio, un qualcosa che avevo dimenticato di menzionare è stata l’epifania del fatto che sono il dio Sole. Ra, o chiamalo come ti pare. Siamo arrivati a Berlino e ha smesso di piovere, abbiamo avuto sole 5 giorni su 6 e temperature tra i 14 e i 28 gradi. Credo ci siano anni in cui nemmeno succede una roba del genere. Poi son tornato, sono andato a Milano dove fino al giorno prima pioveva. Ovviamente sono atterrato ed è arrivato il sole, cioè io U_U per i successivi due giorni. Notare anche che mentre a Berlino salivo la scaletta dell’aereo ha cominciato a piovere. Piangeva il cielo la dipartita mia :D

 

Ilù non so se leggi ma mi lamenterò successivamente della tua introvabilità, non sono affatto soddisfatto. E Bibby non so se leggi, ma delle ragazze tedesche volevo parlare in un post a parte, che giustappunto è questo medesimo.

Dunque, arriviamo in questa terra ariana io, Pornomane, Superlavoratore e Speck (l’ingegnere) e, come al solito, son schizzi, no, solo di bava, da tutte le parti. Io fin dall’inizio gli ho ripetuto la solita cosa, mi da molto fastidio il loro sbavare con tutte e poi l’essere totalmente incapaci di provarci con qualcuna. Sembriamo, anzi sembrano perché io mi dissocio, io semmai sbavo e mi deprimo dentro, sembrano scimmie allo stato brado. Uh uh guarda quella biondina, che figa, che faccia tenera, chissà che pompini, e un’interminabile susseguirsi di variazioni su questo tema.

Il dramma, mio, loro, di tutti, è che lì son tutte biondine e tenere. Fatto sta che però dopo due giorni ti ci stufi. Nel senso. Magari se prendi la biondina e la porti qui passa da strafica, perché qua non ce ne sono e loro sono obiettivamente belle assai, e c’era caldo e avevano tutte gli shorts su delle gambe che le italiane si sognano, e noi eravamo commossi. Ma sono indistinguibili l’una dall’altra. É come, che ne so, la Barbie, che poi ha tutti i vestiti diversi ma la faccia e il fisico quelli sono. Quindi. Molta più gnocca che da noi. Diamo i numeri. In Italia mi farei 3 tipe su 10 di quelle che incontro per strada tra i 18 e i, uhm, facciam 27. Più altre 2 che magari son solo carine senza essere appariscenti, per cui è probabilissimo che se le conosci e ti piacciono anche di carattere te ne innamori. Quindi siamo a 5 su 10. In Germania no, su 10 ragazze almeno 4 o 5 sono delle gnocche, letteralmente, da favola, bionde e occhi azzurri ecc, altre 2 o 3 sono carine di cui sopra. Per un totale di 7 o 8 su 10. Il problema è che queste gnocche da favola sono stampi, non so, vedo più differenze nelle cinesi, a questo punto. Un modello base ripetuto all’infinito, è fin inquietante. Infatti non capivo cosa avessero tanto da fare uh uh i miei amici dopo qualche giorno, ebbbasta, eran tutte uguali, passavan gruppi di scosciate tutte bionde e gnocche. Ho rivalutato le spagnole, che è tutto dire, almeno loro e le italiane hanno delle, come dire, particolarità che magari le rendono un po’ originali. O almeno distinguibili.

La metropolitana ovviamente è stato un luogo di elezione per tirare giù tutte le mie brave statistiche, numero che mi farei / numero totale, e il confronto con la metro di Milano è stato illuminante. La metro di Milano al confronto di quella di Berlino, oltre a essere di una semplicità paradossale dopo la confusione di quell’altra, è vuota di gnocche e di bionde. Se ne trovi 1 su 10 è un miracolo.

Si vede che sono uno che pondera molto sui grandi problemi del mondo vero? Eppure trovo fosse un argomento che andava approfondito U_U

 

L’albero

Non sapendone nulla, mi trovo tra le mani questo film così fottutamente australiano che quasi mi sono commosso. Una famiglia vive nella (riconoscibilissima e sterminata) campagna australiana, tra campi e bush. Il padre muore d’infarto, restano la moglie Dawn, che è quella mascellona della Gainsbourg, e i suoi tre o quattro figli. Non ricordo ma non importa, perché quella che conta è la piccina, Simone, che si convince che lo spirito del padre le parli tra i rami dell’enorme fico che affianca e sovrasta la loro casa. Spazi senza fine e natura a perdita d’occhio, case messe in piedi per miracolo, gli australiani son gente alla buona, ci mancavano solo i canguri (però si vede un wallabe) e sarebbe stato uno spottone magnifico. Dawn (è curioso come in quasi tutti i film aussie che vedo ci sia la protagonista che si chiama Dawn, è già il secondo o il terzo, al di là del significato del nome) dapprima cade nella depressione, lasciando perdere tutto. Poi cerca di rifarsi una vita, con l’idraulico del paese (magari il paese stava a 70 km da casa loro, poteva benissimo). L’unica a non rassegnarsi, e che a tutti i costi non vuole fare abbattere l’albero, anche quando sta diventando un pericolo per la casa, è appunto Simone, quella per cui il distacco dal ricordo paterno e l’accettazione del prosieguo della vita più è difficile. L’alberò alla fine cade per cause naturali e la casa è distrutta, a segnare il momento di ripartenza per tutta la famiglia. Il tutto con sensibilità e intimismo, osservando le reazioni umane alla perdita della persona amata. E c’è questa alla fine.

 

Hunger

Il film di McQueen precedente a Shame, il solito film con Fassbender nudo, ti dicono. Ma altroché. Nel senso, sì, ma non in quel senso. Fassbender è Bob, un militante dell’Ira che nel 1981 iniziò uno sciopero della fame per protestare contro la decisione della Tatcher di non riconoscere come prigionieri politici i militanti arrestati dalla polizia inglese. Fino a morire, e insieme a lui altre 9 persone. Lo sciopero era il culmine di una protesta che era cominciata con il rifiuto di vestirsi da prigionieri in carcere e lo sciopero dell’igiene. Teniamoci forte. Lo sguardo della cinepresa parte da lontano, tanto che dopo mezz’ora Fass ancora non si è visto. Wtf? Si segue prima nella sua quotidianità un poliziotto, di quelli incaricati di reprimere le proteste nel carcere. E così si vede in cosa consistono queste proteste, e la repressione. E poi l’arrivo di un nuovo prigioniero. I prigionieri riversano la loro urina nel corridoio a un segnale prestabilito, e con le loro feci sporcano o dipingono i muri a figure concentriche. La parola non è certo al centro dell’azione, in quanto sono le immagini a dominare, i volti da Cristi condannati dei carcerati nudi che vengono sorvegliati, picchiati e puniti, i secondini che passano il tempo a ripulire, gli incontri nel parlatoio. Qui c’è l’unico pezzo in cui il dialogo assume importanza, una lunga sequenza a camera fissa con l’incontro tra Bob e un sacerdote che cerca di dissuaderlo dal suo sciopero. In esso Bob esprime le motivazioni e l’impossibilità di fare altro. La parte finale mostra il corpo di Fass sempre più scarno ed emaciato, che si riduce progressivamente fino a diventare carta velina, le piaghe ovunque e poi la morte. Visivamente un pugno nello stomaco, che con mezzi puramente cinematografici riporta alla luce un pezzo di travagliata storia dell’Inghilterra anni ’80

6 maggio 2012

De bello germanico, I

Ci ho messo un po’ a riprendermi dal ritorno, anche se sono arrivato qui venerdì. Il ciclo teutonico direi così a occhio che potrebbe abbracciare quattro o cinque post, un po’ perché m va di soffermarmi su certe cose anziché altre e un po’ perché tanto nella mia vita non succede mai un cazzo, e se ho qualcosa da dire è meglio. Il sabato è stato di una deprimenza e di una paura colossale, avevo chiarissima l’impressione di aver sbagliato cosa, o qualcosa, o direttamente tutto, senza nemmeno sapere il perché. Serio, agghiacciante è stato. Cominciamo con un post su quattro tizi che vanno in vacanza a Berlino.

Ci eravamo persi già solo per uscire da Torino, figurati. Malpensa è brutta, l’Italia è popolata di gente brutta e te ne accorgi in particolar modo quando vai negli aeroporti, mentre la guardi mangiano un uovo sodo che ti eri portato da casa e i tuoi amici bestemmiano per il prezzo delle focaccine. Il volo è già in ritardo di 45 minuti, anzi no, 49, ma si può? E le hostess della Easyjet sono SENSIBILMENTE brutte, a parte quella che perdoniamo perché era palesemente un trans. Diciamo che transigiamo :/

Quando arrivi a Berlino il biglietto delle ferrovie suburbane + metro per arrivare in centro costa euro 3 – alla faccia dei 10 euro che bisogna cacciare per stare mezzora in un pullman bloccato in tangenziale per fare Malpensa-Milano. Il nostro ostello è enorme e vicino a Potsdamer Platz, arriviamo che è l’1 di notte, la metro ci fa fare l’ultimo pezzo a piedi e pioviggina. Dentro è pieno di francesi particolarmente sporchi che bevono vino bianco e giocano a biliardo. Troviamo un biliardino germanico, di cui tutti si lamentano perché le stecche non si muovono. E infatti io, che a biliardino sono una sega, incredibilmente vinco. Al piano dei ragazzotti italiani ci assalgono tipo morti viventi per sapere da dove veniamo. Sembrano scemi. Nella stanza da sei ci sono due ragazze che dormono. Tutti bestemmiano, io non bestemmio ma a parte me eravamo tipo la compagnia della bestemmia. In tre giorni che abbiamo diviso la stanza con queste due tizie non le abbiamo mai viste, si alzavano al mattino prima di noi, non c’erano prima di cena e quando arrivavamo di notte dormivano. L’unica volta che ne abbiamo incrociata una era rientrata, noi ci eravamo appena svegliati e nessuno l’ha vista perché nessuno aveva gli occhiali. Cazzi loro.

Abbiam fatto i musei, anche se io più degli altri, abbiam fatto le cose da turisti. Odio i wurstel con ketchup e curry, te li tirano dietro. Il Pegamomuseum e il busto di Nefertiti, due altri musei di arte contemporanea, e spiegare al quarto, l’ingegnere pugliese, che chiameremo Speck, l’arte contemporanea, o almeno quella moderna, era davvero un’impresa. Io e il Pornomane anche uno splendido museo del cinema tedesco, con una stanza degli pecchi e mille robe sull’espressionismo e sulla Dietricht, e poi mi son fermato a scrivere sul guestbook che non avevo trovato Fassbinder, eh, dove cazzo lo avete messo Fassbinder, merde. Un museo del computer, dove il Pornomane è impazzito di gioia, non il Parlamento tedesco perché bisogna prenotare tre giorni prima (che stronzi), se ci andate sappiatelo. La Porta di Brandeburgo e la piazza con le steli del monumento agli ebrei.

 

Come ogni città, e ancora di più ogni grande città, tutto diventa assai più bello quando cala la notte a scacciare i turisti e i teatrini. Porta e monumento in particolar modo. Qui confesso come la cosa più divertente della vacanza sia stata quella, l’ultima sera, attraversare la piazza del monumento saltando sulla cima dei monoliti. Ero pure brillo, una roba che potrebbe fare chiunque ma se sbagli un passo muori, perché non so quanto si veda dalla foto ma al centro della piazza saranno alti sui 3 metri. Due poliziotti tedeschi che facevano la ronda, uno pure zoppo, poveraccio, cosa gli fanno fare, mi hanno urlato in tedesco. Io bel bello: NO DEUTCH (o come cazzo si scriva); ENGLISH!

Please came down…

I’m trying!

Se ne sono andato, io ho finito la mia diagonale e me ne sono sceso, felice. Qualcosa di tanto stupido quanto bellissimo. Il checkpoint Charlie che fa schifo al cazzo, il muro, il pezzo più lungo del muro, il pezzo più corto del muro, il pezzo più puro del muro, il pezzo più muro del muro, ecc., bello. Il palazzo di Venzo Piano e l’orchestva italiana, l’ascensore più veloce d’Europa che fa 24 piano in circa 20 secondi. Il mio libretto universitario mi ha fatto avere tutti gli sconti che gli altri non potevano avere, soldi ben spesi ti dico U_U

Siamo passati dallo zoo ma poi no, ci abbiamo girato intorno e abbiamo visto due maiali e due lama, non mi sembra questo granché. Il vecchio aeroporto convertito in parco, interminabile per noi esserini che ci muovevamo semplicemente sui nostri piedi, in mezzo a biciclette e gente che faceva kite-skating o come minchia si chiamerà. Fondamentalmente ovunque tu sia quando non sai dove ti trovi devi guardare in alto e cercare l’antennona della televisione che indica AlexanderPlatz. Dire Aufiderse e andare in quella direzione.

Oggi sono meno depresso di ieri e probabilmente più di domani, ho avuto la netta sensazione che durante questo viaggio più i due giorni a Milano avrei dovuto ottenere qualcosa che non sono riuscito a ottenere, tipo mille ragazze che mi limonavano tantissimo. Senso precario di vuoto e di “e adesso?”, me lo ero figurato, sbagliatamente o no, un po’ come un punto di una qualche svolta. Invece non si svolta mai, cazzo e stracazzo, e stanno di nuovo finendo le pasticche rosa e ciò significa che dovrò tornare da Gene psichiatra Hackman a dirgli se ho fatto progressi. Oppure no. Ecco, speravo di potergli dire di sì, a questo punto. Oppure no.

 

Il primo uomo

Film di Gianni Amelio tratto da un romanzo di Camus. Siamo in Algeria negli anni ’50, e lo scrittore franco-algerino Jean torna nella sua patria per usare la sua fama nel promuovere la pace tra le due comunità. Nel farlo, a partire da una serie di incontri con personaggi essenziali della sua infanzia, la madre, il maestro che ha convinto la famiglia a lasciarlo continuare gli studi, la rivive in una serie di flashback. Orfano di padre, viveva con mamma, nonna cattivissima ma anche buona e un fratellone scemo. È con le sue doti che se ne sarebbe tirato fuori. Gli andirivieni cronologici sono funzionali nel raccontare lo sfondo di un’Algeria tormentata dalle spinte indipendentiste, quelle immortalate soprattutto ne La battaglia di Algeri di Pontecorvo, che era un capolavoro e nemmeno son sicuro che fosse quello il titolo. Qui la storia, e le riflessioni che ad essa si accompagnano, passano dalle vicende personali di Jean, che si trova coinvolto in prima persona in questo ambiente instabile dove il pericolo è dietro l’angolo e le scelte e i ricordi si susseguono. Diciamo la storia ripresa dal basso, ecco.

 

La morte sospesa

Sull’orlo del delirio Joe canta questa canzone qua. E nemmeno gli piaceva.

A metà tra documentario e film narrativo, con le voci e i volti dei protagonisti che si alternano alle riprese fittizie della vicenda, e tratto da un libro di uno dei protagonisti. Joe e Simon erano due scalatori un po’ pazzerelli inglesi che nel 1985 avevano deciso che avrebbero scalato la Siula Grande, sulle Ande peruviane, da una parete mai finora (e mai neanche dopo) affrontata da nessuno. E niente, lo sai come sono questi film sulla montagna, parti che va tutto bene, e poi disastro. Mentre scendono dagli oltre 6000 m della vetta (tutto quello che può disfunzionare in montagna di solito lo fa durante la discesa), Joe si rompe una gamba. Dolore. Simon lo cala giù 90 m per volta. Ma a un certo punto è costretto a tagliare la corda, per non morire pure lui. Simon torna al campo base. Inizia per Joe una autentica discesa all’inferno, prima la caduta nel crepaccio e poi si cala ancora, con una gamba rotta, senza cibo e acqua, per un totale di sei giorni. Quando arriva è ovviamente più morto che vivo.

Le riprese delle scalate sono ovviamente stupende, diciamo che non è proprio il film da consiglia a chi la montagna fa schifo. E per il resto si soffre, con entrambi prima e con il solo Joe poi, e si partecipa soffre, e si invidia la sua mirabolante forza di volontà e attaccamento alla vita che gli permettono, insieme a un paio di botte di culo pazzesche, di compiere quello che venne al tempo considerato un vero e proprio miracolo, visto che lo davano per morto da giorni.

26 aprile 2012

Stai molto attento, potrebbe non piacerti

Porco clero quanto sono tardo e in ritardo O_o

Ma non ero affatto più abituato ad avere così tante cose da fare tutte insieme, è uno stress :/ non so se posso. Stanotte non ho dormito perché una in chat, euh, io le ho detto che ero gnocco, lei mi ha detto che ero gnocco, io le ho detto che era gnocca e allora abbiamo deciso che prima o poi limoniamo. Per fortuna. Però tardi, era troppo tardi, e io avevo provato a correggere 94 pagine prima di portarle al professore Saw e invece quando sono arrivato a 55 ne avevo le palle piene e non ce l’ho fatta più. E ho pensato FANCULO, che tanto nemmeno le legge, FANCULO, io son sonno, ho preoccupato, sento la testa che fa giacomo giacomo, domani devo sentirmi giudicato, devo volare a Berlino, FANCULO, io smetto.

Stamattina gliele ho portate, mi ha sottilmente lasciato intendere che certe parti secondo lui me le aveva fatte qualcun altro molto economista, altrettanto gli ho lasciato sottilmente io intendere che semmai trattavasi di copiature troppo pedisseque, ma mia mamma di economia ne sa quanto me prima di iniziare tutto ciò. E via, gli ho dato le pagine corrette, quelle non corrette e fanculo. Poi ho sushato con Elly e mi son fatto la base. Abbiamo da fare Torino-Malpensa-Berlino, cadenza 17.30-21-22.45. Non ci sarò per una certa cifra di giorni. Sono stanco. Non sono felice di partire, penso che ci saranno troppe situazioni in cui non mi riconoscerò, penso disagio. E poi il tedesco è una lingua di merda, solo che immagino che loro “lingua di merda” lo possano dire con una sola parola. Ed è tardi, e devo svuotare il frigo e sodare un uovo. E fanculo, non sono abituato ad aver tante cose da fare, e non mi piace, mette ansia. Ho fatto un bagaglio a mano perfetto per Easyjet, perché appena esco dall’aereo lo apro e diventano due bagagli a mano. Ho la testa che balla al rumba, e voglio solo dormire.

Beh, torno tra qualche giorno. Statemi bene, non così.

 

Diaz – Non pulite questo sangue

Un film da vedere come diritto e dovere civile, possibilmente al cinema. Fondamentalmente lo sappiamo tutti cosa è successo, la polizia uno dei giorni finali del g8 o 7 o quanti cazzo sono è entrata in una scuola e le ha date di santa ragione. Beh, ecco, saperlo e vedere questo film sono due cose del tutto diverse. Per non parlare di quel che può essere viverlo, ma non voglio nemmeno pensarci. Dico solo che eravamo io e Pornomane e Superlavoratore. E siamo usciti e abbiamo camminato quasi fino a casa senza aprire bocca. Non parlava nessuno. Era terribile, ed era uno schifo. Ho deciso, non è mai troppo tardi, che io non mi sento rappresentato da uno Stato così. Da delle forze dell’ordine così. Se questo è l’ordine ficcatelo nel culo. Anzi no, cazzo vuoi, non è questo. Questo è bullismo da terza media, solo fatto coi manganelli.

Anyway, si parte con le violenze dei black bloc, che sembrano non avere molto senso, e forse non ce l’hanno davvero. Cosa cazzo vuole, un black bloc? Di realizzabile, intendo. Comunque, le tante storie particolare confluiscono ovviamente nell’evento centrale. La gente che non sa dove dormire si raduna alla Diaz. Un capo polizia decide che gli hanno aggredito una pattuglia, e di fare irruzione. La scena del fiume di pulotti che entra manganellando è terribile, ed è terribile per mezzora. E va avanti, e avanti, e non finisce mai, ed è storia dell’altro ieri, non come quando vedi i nazisti. Cazzo, è gente che gira tra di noi. Nel carcere di Bolzaneto, come figura dagli atti del processo, che portò poi alla condanna di una settantina tra poliziotti e secondini, ci furono pure torture. Non punite perché la tortura nel codice italiano nemmeno esiste. Non è questione di cinema, ma di sapere cosa ti può capitare se per caso non sei d’accordo. E non è bello.

Il giorno dopo ero ancora mezzo scioccato, e ne ho parlato in chat con una mia amica che non ho capito come ma è in qualche modo nelle forze dell’ordine. E mi ha detto che se hanno menato è perché gli avevano detto di farlo, e ci doveva essere una ragione. “E tu faresti qualsiasi cosa ti ordinassero di fare?” le ho chiesto. Mi ha detto di sì. Qualsiasi. Una ragione ci sarà.

Ma stai male.

Tanto vale che ci mettiamo degli automi allora.
E faceva discorsi che non stanno in piedi, ma anche i black bloc li avevano menati. Ma che cazzo, tu sei la polizia, non i black bloc, la mia polizia. La vostra, che io sono un perdaballe e non pago tasse. Però suka, tu polizia non devi fare niente di cui doverti vergognare. È fottutamente semplice.

Era difficilissimo uscire dopo aver visto Diaz e non aver voglia di menare un celerino.

Vado a Berlino. Ciao.

20 aprile 2012

Aspetto di

Mi sono intrippatissimo per Twin Peaks, ho finito la prima serie e non si è concluso un cazzo, maledizione!
Fa freddo, un freddo insano, insano soprattutto perché ho ricominciato a mettere delle giacche sopra le mille coperte. Sono terrorizzato dall’andare ad aver freddo a Berlino, sto studiando dei piani di riscaldamento, soprattutto notturno. Tipo dare fuoco all’ostello – fire walk with me.

Questo Berlino incombente si accoppia con in fatto che incombe il momento in cui dovrò dare le seconde 100 pagine al prof, e ne deriva che non esco mai. Ma che cazzo scherziamo, con tutto quello che ho da fare la settimana prossima? E poi ho speso una quantità di soldi indegna, per il mio budget, per regali di compleanno vari. Gente scopate più dilazionati, non facciamoli nascere tutti insieme, questi figli.

Mi lamentavo ultimamente del fatto che i miei contatti di fb mettessero troppo poca roba trash. Che è, finita? Poi Timmy! Non so se lo ricordate, il mio cinese testagrossa in Australia, ha messo questa roba terrificante. Non capisco perché i miei amici gay non me lo abbiano commentato estaticamente, mi sa che sono gay occupati. Uno gira per l’Europa a mettere a posto le vetrine dei Tezenis, l’altro è preso bene a fare il fotografo al festival del cinema LGBT o come cazzo si dice, in questi giorni. Per cui niente. É una vita parca di soddisfazioni, per esempio perché adesso non ceno?

Per stasera magari mi arrocco ancora sul letto. E poi piove sempre, e quando non piove ho il raffreddore e non vado in monociclo, e va avanti così da troppo e questo trend non va mica bene, onnonnò. Domani però è obbligatorio uscire, c’è un big party → tutti quei soldi spesi in regali spero che tornino parzialmente in aperitivo e alcolici, ecco. Ormai qua tutto è diventato uno scambio. Ormai la gente non sa divertirsi senza spendere soldi. E poi una cosa che mi fa incazzare è quando ti invitano a casa loro e ti fanno comprare la pizza. Ma san cazzo, fai una minchia di pastasciutta, mica devi cucinare il pranzo di Babette. Bah.

 

L’altra verità

L’ultimo film di Ken Loach, a cui un po’ di attenzione si riserva a prescindere per la sua voglia di scoperchiare vasi maleodoranti della nostra bella e linda società. C’è un tipo con la faccia un po’ da cazzo che si chiama Fergus e che sta a Liverpool e che si vede che è tormentato. C’è un funerale. C’è lui che ascolta delle telefonate registrate a cui non ha potuto rispondere. Pian piano si capisce che Fergus aveva un migliore amico, di nome Frankie. Fergus era andato in Iraq come contractor, e aveva convinto Frankie ad andare con lui. Ma. Ma Frankie è morto sulla Route Irish, la strada più pericolosa del mondo, che porta a Bagdad, e nella faccenda della sua morte ci sono un sacco di cose poco chiare. Per cui indaga, insieme alla moglie di Frankie, fino a ritrovare la verità, non quella finta, l’altra.

La passione per denunciare i soprusi del potere, ancora di più come in questo caso, del potere nel potere, cioè i metodi usati dai mercenari in una guerra già sporca come quella irachena, a Kenny non manca mai. E per farlo sceglie di partire da un’amicizia di quelle per la vita, da cui poi lo sguardo si allarga alle porcate che noi occidentali stiamo a fare là credendo di fare del bene. Ciò detto Fergus è un cretino, è una specie di eroe che quando indaga fa sempre la cosa sbagliata, se c’è da proteggere un informatore si distrae proprio nel momento in cui glielo riempiono di botte e così via, è un disastro. Però è incazzoso e va fino in fondo. Anche se dopo che ti hanno ammazzato il Frankie ciao, che ci puoi fare?

 

Paul

A me non era piaciuta l’Alba dei morti dementi, che è in qualche modo (credo gli sceneggiatori) collegato. Però questo ci sta dentro. Due nerdoni assurdi inglesi sono a San Diego per una fiera di fumetti, quelle robe coi cosplayer ecc. Già che ci sono hanno affittato un furgone per fare un viaggio nei posti ammmerigani degli avvistamenti di ufo. Quasi subito incappano in Paul. Paul è il classico alieno con la testa grossa ecc, ed è quello caduto nell’area 51 negli anni ’60 o sticazzi. E Paul in pratica è stato tenuto prigioniero dal governo USA che lo studiava e a cui ha dato un sacco di idea per i film, tipo tutto per ET XD Però adesso gli vogliono fare le penne (anche se non ha le penne), e ci sono degli agenti speciali al suo inseguimento. E basta, deve andare a ricongiungersi coi suoi dove lo verranno a prendere. I due tipi sono sfigatissimi e simpatici e hanno le magliette nerd, il cattivo diventa buono, il tutto scorre come un piacere o come un bicchier d’acqua, che per me è sempre un piacere. Paul è simpatico e cazzone e fa tutte le cose che un bravo alieno deve fare, insomma, poste le basi tutto va come deve andare ma ci si è divertiti.

15 aprile 2012

Atrofizzatutto

Mi sono intrippatissimo per Twin peaks, dopo tutta la fatica che ho fatto per trovare i sottotitoli giusti. Sono del tutto basito dal fatto che della gente al mondo, tipo io, potesse guardare altre serie televisive senza avere ancora visto TP. Ah ma porremo rimedio a tutto questo. Intanto cerco pezzi di soundtrack remixati, che cazzo, chiunque ha remixato TP. It’s huge. And creeeeeeeepy!

Ho spazzato i sensi di colpa per non aver fatto niente per tre giorni. Bravobravo. Quasi sono anchilosato tanto non ho fatto niente. Ma da domani… (come già ho detto circa 3 milioni di volte). Solo che ora il tempo è sempre di meno. Per davvero.

Mamma è riuscita a dirmi vai a Berlino e a farmi sentire in colpa, tutto insieme. Non so, per ora l’unica soluzione che mi è venuta in mente per spendere meno è andare là e morire di fame. Ma mi rendo conto che non sia quest’idea geniale.

Vorrei ovviamente raccontare qualcosa ma stando tutto il giorno tutti i giorni chiuso in casa è piuttosto sono bello che atrofizzato dentro e fuori.

A good old fashioned orgy

Film cazzaro quanto divertente. C’è questo gruppo di amici trentenni, 4 maschi e 4 femmine, che da sempre fanno delle feste stramegassurde nella villa di quello che è più o meno il capo. Il papà gliela vende, decidono allora di organizzare un’ultima, indimenticabile festa. Una bella orgia vecchio stile. Ovviamente prima di convincerli tutti ne passa, e c’è l’ipocondriaco, quello grasso e stupido con la birra sempre in mano, la psicologa a sua volta depressa, il capo intanto si innamora persino del suo agente immobiliare. Da raccontare fa schifo, alla fine quasi tutti scopano con quasi tutti e da vedere è abbastanza divertente, perché è pieno di battute e cose idiote. Vorrei riuscire a catalogare meglio i filoni della comicità idiota americana, per ora so solo che questo è quello che circa mi piace, quello di American Pie ecc invece mi fa cagare ^^

I colori della passione.

Oh my god! Un film assolutamente… impossibile da spiegare. Sul serio. Cioè che finisce e… boh. Perché non è proprio lineare. É più una serie di personaggi e pennellate ed eventi e scene di vita quotidiane giustapposte su di uno sfondo comune. Insomma, hai capito, boh no?

L’intenzione del regista è quella di dipingere un film. Anzi no, di filmare un quadro. Beh, da quelle parti. Il punto di partenza è questo quadro, La salita al calvario di Brueghel il vecchio.

 Bene, allora, come dire. Tutto questo, nel film, c’è. Non dico che saprei raccontarvi la storia di ogni personaggio. Però cazzo, quasi. Nel film c’è Brueghel che sta preparandosi a dipingere il suo quadro, e dispone tutti i personaggi nella scena iniziale in una sorta di posa. E poi lui continua i preparativi, ma intanto le storie di tutti scorrono sullo schermo, ed è una seconda passione di un Cristo fiammingo, perché quella era una passione nelle Fiandre con gli spagnoli che davano la caccia agli eretici riformisti. Per cui ci sarà un Cristo in croce, una Madonna (che è Charlotte Gainsbourg), Brueghel spiega gli equilibri e le prospettive su cui si basa il quadro, i soldati spagnoli appendono la gente in giro, più altre mille e una scene di vita quotidiana nelle Fiandre del 1500. E il mulino, possenti numi, quel mulino sull’alto della rupe, dovreste vedere quanta potenza ha e quanto in alto si trova, perché nel quadro il mulino sta dove di solito è posto Dio. Ed è wow, è quello che produce il pane, è il principio di vita. Non so, avete capito? Perché io serio, l’ho trovata una cine-esperienza grandiosa ma piuttosto improbabile da raccontare. Lentissimo eh, sia chiaro, ma tutte queste cose le immagini lo spiegano, le parole mica tanto. Tipo anche Rondolino ci prova a spiegarlo, ma secondo me non ci riesce per un cazzo :/

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