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Un evento progetto

30 marzo 2017

Sono molto triste. Ma è tutto autoprodotto. E insomma, lamentarsi senza motivo è sempre top.

A Milano sostanzialmente ci sono eventi. Se penso a tutte le gnocche che c’erano a quell’aperitivo mi vien male. No così non si capisce. Io in realtà esco di casa solo per lavorare, mi è venuto il raffreddore e sono uno di quelli pacati che per un raffreddore issa una bandiera della croce rossa, dichiara una no fly zone, chiude l’intero stato del Montana (come in Arrival, ndb, che sta per nota di Bastax) e si chiude in casa e non esce mai più. Per cui non faccio niente, e se facessi qualcosa sarebbe qualcosa ma la farei da solo lo stesso. Però c’era quest’aperitivo dalle mille fighe a cui non mi sono sentito invitato e insomma, se in una città nuova vado avanti a non sentirmi invitato… toh, quasi quasi aspirino. Se vado avanti così continuerò così, e sarò triste. Però sono dentro al piano, perché il piano era che per tutto marzo mi sarei riposato e avrei letto e visto tutto quello che prima non riuscivo a vedere nonostante lo volessi vedere. A parte i porno, i porno son troppi. Che poi più son fighe più patisco, non mi fa per niente bene. Se non ce ne sono invece mi annoia ^^ io credo che potrei lamentarmi benissimo quale che fosse la situazione.

La settimana prossima c’è l’evento degli eventi, i milanesi per questo momento squirtano e frullano e fremono, c’è il Salone del Mobile, che non si sa perché qui interessa a tutti. A meno che tu non stia arredando una casa, che cazzo te ne frega del salone del mobile? Mò una cosa voglio sapè…. Però, e insieme, c’è il fuorisalone. Il fuorisalone non ho ancora capito cosa cazzo sia. Giuro l’ho chiesto a svariati milanesi (o residenti, che è uguale, perché la milanesità è una modalità di pensiero più che di provenienza) e tutti, ma tutti oh, mi han risposto:

Eh, sai ci sono gli eventi!

Ma che cosa minchia significa, che è??? Niente, inutile cercare di estirpargli di bocca qualcosa. I fottuti eventi. Del resto qui son tutti artsy, e clumsy, e poi anche patsy. Lavorativamente invece, a Milano, se non segui progetti non sei nessuno. Non serve una qualifica o un cedolino stipendio, serve seguire progetti. E io probabilmente non ci andrò al fuorisalone, me ne starò a casa solo a immaginare quanta fuorifiga con cui non parlerei c’è, e a cercare di capire se esistono altri programmi nella lavatrice oltre al num. 4.

Sai che più non ricordo a che punto fossimo rimasti? Ho trovato casa, mi ci sono trasferito riempiendo la opel corsa dei miei. Non ci stavo più io, ma ci è stato il monociclo.

Ho una cabina armadio di cui non mi faccio assolutamente nulla, forse mi hanno preso per Paris Hilton, e una stanza media, su un cortile che non è un cortile ma è così silenzioso. Di là invece c’è un viale tranquillo vicino a Baires, m’hanno detto che c’è chi dice Baires. Capite se dico Baires? Non capirei io. I coinquilini sono due, ne parleremo, ci sto prendendo le misure. E viceversa, devo sembrar ben strano – soprattutto perché non esco di stanza da una settimana se non per lav… già detto. Mi serve una cassettiera, non ho una cassettiera, voglio una cassettiera. Il resto sto a posto, pago 530 per una stanza semivuota ma è nella media dei prezzi che ho visto. La zona è proprio figa, ho il mondo ai piedi, una via metropolissima occidentale, mi ricorda quando stavo a Melbourne con la via principale e mille negozi in cui non sono mai entrato a distanza di uno spunto, e poi giro, 50 m e c’è casa mia dove non vola una paglia. Ho già litigato per citofono con una vicina, ma mi hanno detto che è matta (Sig.ra Malacchia, tante care cose), e il mattino dopo ci siamo trovati appeso alla porta un cartello con su scritto

ANDATE A VIVERE IN UN CAMPO NOMADI, LÌ NON CI SONO LE PORTE DELL’ASCENSORE DA CHIUDERE, IO SONO UNA CONDOMINA, VOI SIETE DEGLI INQUILINI INCIVILI

FIRMA.

Cioè bella storia, cioè minchia oh, che poi s’è firmata come se fosse mia zia che mi lascia un biglietto, ma chi cazzo sarai, boh.

Un mio collega mi ha invitato a giocare a basket, m’ha fatto un taglio all’occhio scenografico, più sanguinolento che altro; per un paio di giorni sembravo Capitan Harlock. Insomma, questa città mi fa male?
No dai. Sì dai. Che poi vediamo. É che prima ero in bassa, ora sono in alta e tossisco e vortico le gambe e son fuori giri, partivo per scrivere depresso. Delenda Carthago.

Ho un sacco di tempo. Mi alzo alle 8.30 del mattino ❤ e prendo il PASSANTE FERROVIARIO, che per ora è la cosa più della dell’intera città, e in 20 min sono a lavoro. Alla sera non arrivo mai a casa dopo le 19. Non ho ancora osato fare praticamente nulla; però ho mappato tutti i cinema della mia zona, e quelli più di nicchia e quelli più economici dell’intera città. Andare a correre è un problema, ma chissenefrega, tanto son raffreddato e non sto facendo nulla da mò, perché dovrei attraversare Baires e insomma, mi vergogno, e se poi dovessi farlo col monociclo? Per raggiungere un parco lì vicino. Che è piccolo cazzo, però tutto laccato, proprio diverso dal Valentino, che era sterminato e ogni tanto vedevi uscire da sotto le frasche basse di un maestoso albero una nigeriana col cliente. Ma c’è tempo, a marzo non bisogna far niente. Questa stagione è obbbbbbrobriosa.

Mi segno qui che la prossima volta vorrei parlarti: del mio compleanno (è ufficiale, non so più la mia età), della mia vacanza, del blog altrui di cinema, delle fighe? No dai questo me lo ricordo, cioè, ne avrò bisogno lo stesso senza ricordare. E intanto mi salasso l’affitto. Che odio l’altalena dell’umore 😀 😦 :O

locandina

Tra la terra e il cielo

Siamo credo a Varanasi, baby, anche se la coscienza mia della geografia dell’India è piuttosto ridotta – però una volta un amico di famiglia mi fece vedere le diapositive del suo viaggio. Poi è morto, ma le due cose difficilmente trovano correlazione. Sul Gange, dove, si sa, la morte la fa da padrone. Due storie. Nella prima Devi la da a un grullo qualunque. Lei è caruccia, lui orribile come spesso. La polizia li becca in un hotel mentre ficcano, ennò, ennonsipuò, lui si taglia le vene in bagno, la polizia, nella persona di un comandante che sembra un maiale, ricatta Devi e il padre, soldi in cambio di non far scoppiare lo scandalo. Il padre tutti lo chiamano maestro, è un ex bramino ma è un po’ ciula. Devi riesce a cavarsela da sola, e a partire per altrove. Tanto sempre rive del Gange sono. Due: Deepak è di una famiglia di gente che rigira i cadaveri nel fuoco prima di buttare le fiume nel ceneri. Viceversa. Ci sono enormi pire, in questo posto, tutta la notte e per sempre, tipo fuochi eterni, e cadaveri arrivano e arrivano, e loro coi bastoni toc toc toc, perché bisogna spaccare il cranio, colpendolo cinque volte, perché l’anima esca. Didascalico ma folcloristico. Intanto studia da ingegnere, è chiaramente proiettato verso l’avanzamento sociale. Ha amici simpa, conosce una su facebook. Che è carina, simpatica, entusiasta, intelligente, progressista (anche se di una casta più alta), ha quasi sempre ragione, ama la poesia e non spacca il cazzo. Insomma, troppa grazia – il che forse è un difetto, visto che sembra un harmony, finché… Infatti, muore in un incidente, e sarà lui a bruciare il catafero. OMG (quale che il god sia). Dove convergeranno le due storie? Ma sul Gange! Che rigenera, riparte, ritutto in continuazione. Intorno c’è l’India che è un posto assurdo, di ferro e fiamme e sudore e sari e musica bella. Ma di povertà e donne col cazzo che vi diamo dei diritti e così via. Intanto mi domandavo: ma come fanno a essere la democrazia più grande del mondo e a tenere tutta quella gente morta di fame? Un morto di fame non vota contro, non vota per cambiare, no? I giovani sono ovviamente più sgamati delle catene della tradizione in cui si trovano a lottare, in situazioni tra il tragico e il paradossale, con dietro cartoline del Gange (abbracciami ancoooooooraaaa) che scorre tranquillo, sporco e bellissimo, ci buttano dentro la qualsiasi, e tanto che je frega allui, e pire e fuochi, e morti e vivi che vogliono vivere e strada da fare ce n’è.

locandina1Kung Fu Panda

Allora, i bambini passi, son piccoli, ma voi due dovreste proprio stare zitte. E così andai a litigare con due madri da cartone animati al cinema la domenica pomeriggio, per far star zitti i pupi che non stavano zitti e del film non gliene fregava niente e avevano anche ragione perché eran troppo piccoli. Le madri si mutano. Ah scusi, credevamo fossi un bambino (dubito ci fosse il congiuntivo). Ma poi un bambino -_- sono un medioman, perché dovrei sembrare… vabbè. Po se la sciala diventando maestro dei maestri. Fabio Volo è più riconoscibile, o fastidioso, del solito. Giunge al villaggio un panda, che si scopre essere suo po-padre. Un bel popo’ di roba, partono per il villaggio dei panda (roba da bracconieri). Intanto c’è un cattivo redivivo, Kai, che era stato tra gli spiriti un’eternità e un Po’ spiritato infatti torna, per collezionare il chi (ki) di kiunkue. Comprese le due signore da domenica Po-meriggio. Po intanto scopre mille panda come lui, declinati in mille modi, la panda gnocca, il panda pollo, la panda 4×4, i panda young, e tutte le abitudini da panda (tranne il sesso eccessivo), e con l’aiuto del padre a-panda e del padre b-oca skonfigge Kai, praticamente morendo e ritornando. L’ho già sentita questa. Ritmo parecchio, non ci sono scivoli ma come se, differenti stili in rassegna scorrono alternando i ricordi, l’hic (dice l’oca) et nunc, lo di spiriti regno. E parecchi temi, filosoforiental-yinyang-equilibrio tutto e niente, e poi i due padri, alla faccia, ci manca che si sPosino ❤

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