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Celafaccio celafaccio celafaccio. Ah no, ah sì

9 marzo 2017

E va bene.

Uscita 9: via Melchiorre Gioia

Questa casa era, è ancora immagino, davanti al palazzo della Regione. Non quello della regione, l’altro della regione, non ho mica capito, quello su cui hanno scritto Expo in grosso e c’è rimasto. Il posto più grigio e smoggo della terra, ma a 10 min dall’ufficio. Arriva un tipo dall’aria un po’ cinghiala che si chiama R0cc0, dice. Dice che lui di mestiere fa video, e ha una casa di produzione con dei suoi amici. La casa, beh, ci sono 5 sacchetti dell’immondizia accanto all’ingresso. L’appartamento, tre stanze, si comporta di conseguenza, la stanza senza infamia o lode. Ma il cesso, signora mia, il cesso. Un cesso enorme, piastrellato a nuovo, con una ENORME vasca da bagno angolare O_O e glielo chiedo proprio: “A’Coso, ma perché avete sto cesso qui?”

Eh ce l’hanno appena rifatto, dice. E parte con un pippone sul fatto che visto che lavoro sull’internét potrei aiutarli a promuovere sui social media la loro casa di produzione che bù, bì e bà. Io eh insomma circa, ma poi, lavoro io? Però insomma beh ti faccio sapere.

Il giorno dopo: no grazie R, continuo a cercare, mitttico, w lo smog.

Uscita 10: somewhere dietro a Centrale

Il tipo non si presenta, nonostante gli avessi scritto come da accordi e telefonato, senza risposta. Io son stanco, manco ci volevo venire, questo tizio mi stava sul cazzo già al telefono. Gli do 7 minuti, 8 minu… no basta vado a prendere il treno, non posso arrivare a casa alle 23 già di lunedì. Due minuti dopo richiama, eh ma non ho sentito, eh ma potevi aspettare, eh ma facciamo domani.

Eh ma scollati cazzo, e lo fai pure di mestiere. Sìsì, tranquillo. Ti chiamo io.

Il giorno dopo: sìsì, col cazzo che ti richiamo.

Uscita 11: Lima

La zona sembra figa, il viale non è un vialone di quelli terribili coi filobus che fanno da sistema di circonvallazioni concentriche ma c’è del verde in mezzo. Vabbè, è tutto morto il verde, però il centro è pedonale. Una tizia mi mostra la stanza, che devo comprarle i mobili ma che il letto puppa, se lo porta via. Ah. Gli altri due coinquilini sembrano tranzolli, e uno lavora O_O dove lavoro io. Per cui io per la prima volta da tre anni posso spiegare cosa faccio a qualcuno che ogni mattina accende un computer e si trova davanti quello che faccio, lo può vedere. Satisfaction. Le grandi aziende sono tutte un aumma aumma. Ti faccio sapere ma mi sento positivo.

Il giorno dopo: oh, daje, per me è ok, mi metto nella lista degli interessati.

Oh, non sono sicuro, ma qui secondo me ci stava un’altra uscita in mezzo. Ma non me la ricordo più. Evidentemente, non ho preso questa/quella.

Uscita 12: Portello

Portello era relativamente comoda per il lavoro con la nuova metro color Milka ma non avevo idea di dove fosse. Tipo verso zona San Siro. Anche se forse, anzi assai probabilmente, la zona di Portello non esisteva prima della sera in cui ci sono andato, era tutto nuovo e lucido e metallico-cementizio di pacca. Stradoni, con persone che li percorrevano piccole piccole, al confronto con l’edilizia industriale dei dintorni. Arrivo a questo posto, ormai ho accumulato un ritardo mostruoso. Arriva un tizio patina, che mi accoglie nell’atrio di un palazzone sconfinato. Questo atrio contiene un centinaio, sul serio, di buche delle lettere, numerate. La casa è patinata pure lei, nuova pure lei. Il tipo dice che lui è di Parma, ci son due stanze e lui potendo scegliere ha pescato non quella con un matrimoniale e un armadio ma quella con due letti singoli e no armadio (wtf man, what’s wrong with u?). E non c’è internet.

Il giorno dopo: uiiiii, mitico. Grazie, fa niente, ho appena trovato. A Parma salutami Bello Figo.

Grecagrecagrecahah, è una greca composta da grecagrecagrecahaahah, noscusabastaok.

Peccato aver trovato da un lato perché avevo già prenotate due visite in zona Navigli che erano onestamente promettenti, ma qua è stata una guerra, e né io né le persone che ho incontrato si andava tanto per il sottile.

Al di là delle montagne

Tutti fanno esplodere cose nel niente. Sbalzi temporali. 1999, capodanno: Tao, una donna non proprio gnocca mais souriante ha due che gliela battono, lo spaccone Zhang, con laurea in giurisprudenza per posta (manco Paperoga) e proprietario di una stazione di servizio, yuppie, e Liangzi, che non ha una cippa ma l’è tant un brav fanciò, e fa il minatore. Chi sceglierà Tao? Ovviamente, e senza la minima esitazione, sceglie il pirla, Liangzi parte per altrove. Tao e Zhang producono un figlio (in Cina tutto si produce, nulla nasce, molto muore) e lo chiamano $. Cioè, Dollar. 2014: Liangzi torna con la sua famiglia triste, lui è triste, tumorato e povero, tutta la famiglia è triste. Chiede aiuto economico a Tao, che vive bene, di alimenti, Zhang l’ha piantata e sta a Pechino con una che ci immaginiamo gnocca e stupida, manco il figlio le ha lasciato. 2025: parte la fantascienza, Australia, tablet trasparenti. Zhang, prossimo alla rovina, ha cresciuto lì il figlio $, che non sa manco più il cinese, Zhang non sa l’inglese (poteva provare per corrispondenza), quindi i due comunicano col traduttore automatico. $ si innamora inverosimilmente della sua prof di cinese, che lo convince a tornare a cercare la madre abbandonata da piccolo. La Cina dell’interminabile balzo industriale è brutta e sporca, anche se non cattiva, con distese sconfinate di rifiuti o detriti o paesaggi di niente dove scorrono fiumi sporchi tra colline spogliate di tutto. L’individuo e la sua storia, come negli altri film stessoregista, è stritolato dall’ingranaggio del progresso. Lo è nel passato, paga pegno nel presente, passa il peso alle nuove generazioni nel futuro. Sia Tao che $ ne sono schiacciati (Zhang no perché è troppo stupido), chi perdendo le proprie radici, chi il proprio figlio. Non è troppo impervio vedere in Tao la Cina che sceglie che strada seguire, prendere quella dei soldi e del progresso, con le contraddizioni annesse. Devasto ambientale, ed emotivo. Forse un po’ troppo erano alla fine le paturnie dell’insegnante e le fregole di $, amante delle milf, sullo sfondo di luce e paesaggi aussie. Finale bomba che è l’inizio, di Tao che balla tra la neve e il fiume, e aspetta, e non sappiamo se $ mai arriverà o no, il ricordo e la vita che passa. Dal suo sorriso sembra, dopo tutto, sia felice lo stesso. Volevo quell’immagine per la cover di fb ma non la trovo, me sad.

Microbo e Gasolina

No ma comunque non credo pensasse alla Gasolina canzone eh. Provincia paese francese, Versailles ma senza reggia, cioè sarà lì ma chissene, Daniel è un pischello 14-y-o gracile e ragazzamorfo, sensibile, disegna, pensa alla morte, cose così. Padre assente e madre fulminata sulla via del politicamente stracorretto. In classe arriva Théo, armato di tuta e mocassini IMMOTIVABILI no Maria io esco. I genitori suoi invece sono disagio, lei depressa/malata e lui ubriacone antiquario. Les autres, i compagni, tutti tra lo stupido e il bullo a parte una oscillante di cui Daniel è innamorato, li soprannominano Microbo e Gasolina, il primo va da sé, il secondo perché aggiusta fa cose e puzza sempre di benza, e ha sempre gli stessi vestiti. Decidono di costruire, a partire dal motore di un tosaerba, una macchina, proprio da zero, che sia un po’ una casa, e di partire sul far dell’estate, stradine secondarie, per dove non so. Storia dunque di amicizia, formazione e per buona parte on the road. Credo tutti abbiano ringraziato Gondry per essere tornato alla (sua) normalità dopo il pisciafuoridalvasistico L’écume des jours. Lo sguardo dei suoi ragazzini è acuto e maturo a intermittenza, contrapposto a coetanei, piuttosto dumb, e soprattutto a genitori incapaci di badare a se stessi, figurati a loro. Ed è uno sguardo che, se da un lato puzza di sogni (e gasolina), dall’altro è oggettivo e materiale, forse non troppo realistico oggidì, perché i due se ne fregano del computer davanti a cui si vive tutti (tutti?), uno disegna e l’altro costruisce, e hanno un cellulare e la trama ideologicamente lo seppellisce insieme allo sterco all’inizio del viaggio. Non serve l’iphone, se hai da uno a più amici e una casa, con o senza ruote? Per cui passano da discorsi di storia a altri di cotte, raramente di ricotte, incontrano personaggi strani, Microbo finisce in un bordello cinese, un dentista depresso cerca di rapirli come in un horror, tornano indietro e saranno costretti a separarsi. Ma boh, le estati dei 14 anni, quando si ha l’immaginazione e IMHO anche senza, hanno una risonanza che resta viva e malinconica, à jamais. E poi tutti le ricordano, anche se il difficile è renderle interessanti per altri da sé, e ci fanno i film.

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One Comment
  1. Giubilo per la fine della ricerca dell’appartamento, anche se da lettrice mi stavo appassionando a questa carrellata di casi umani ritratti in un interno variopinto.
    Buona Milano

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