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Il mio lato scuro della Scozia

14 novembre 2007

C’è uno sporco trucco per pubblicare post del genere scritti fuori fase. E cioè non rileggerli prima di farlo. Sedetevi o andatevene, non c’è nulla di piacevole. E’ che buttare via pezzi di me proprio non mi va.

Ora mostro come si fa a comprimere la testa.

Devo resistere un giorno ancora, poi mollo gli ormeggi ed esigo una serata all alone. E non sarà nulla di eccezionale, solo un fulmine alla testa, e poi un altro, e tanta mortificazione.

Non sono una persona che non accetta le critiche, lasciate che i pargoli vengano a me. Poiché, come dicevo poc’anzi, tanto ho sempre ragione, sono accettate critiche decostruttive da chiunque sappia di che cosa si parla. O riesca a figurarselo. Ma chiunque per esempio abbia avuto più di due partner sex/sentimentali, e per un numero totale di giorni superiore a 11 non verrà ascoltato. O non avrà niente da dirmi che io non sappia già.

Un’infanzia non infelice per preparare un’adolescenza triste. Metti in forno a 180 per 40 minuti e vengo fuori io.

Non è stata psichicamente salutare, la Scozia. Oggi parliamo di ragazze. C’erano solo ragazze. C’erano solo troppe ragazze troppo fighe, se si vuole dare alle cose il proprio nome. Sarà perché il biondo e gli occhi chiari. Sarà perché le mini senza calze a 10°, o i tratti del viso. Sarà che ero in compagnia degli amici migliori miei ma che finiscono a ululare dietro a ogni tipa minimamente carina, e quindi l’ululato era ininterrotto oltre i limiti del fastidioso. Ma inoffensivi, gli amici, quant’altri mai, non gli italiani all’estero che ci provano con tutte; quello che si fa tra noi è uno sport piuttosto simile al bird-watching, guardare (e ululare) e mai toccare. Lo so che a bird watching non si ulula. Non parlerebbero con una di queste splendide nemmeno con il giudice Colt puntato alla schiena, e sì che il giudice nei miei western-fumetti preferiti non perdona. In questo loro non mi aiutano, avrei bisogno di ben altri esempi; che ne so, un magnaccia.

Io non ce la faccio a guardare e non toccare. O: ce la faccio, forte della mia esperienza pentaquinquennale, ma implodo, riflessivamente. Non generalizziamo. Le scozzesi sono meglio delle italiane; vuoi perché ci sono abituato, vuoi perché qui non hanno il fisico. Generalizziamo, chi se ne frega. Le ragazze della terra non sono facili (per me). Erano bellissime. La cosa più impressionante era che quelle che si incontravano per la strada erano molto meglio di quelle che spuntano in televisione o sui cartelloni pubblicitari. Cosa ci faccio qui. Con due che non parlano a nessuna. No, il problema sono io; perché non parlo? Al pub dove mangiavamo c’era un tavolo di scozzesi ubriache. Non generalizziamo. Era bella. Non era bella. Era figa, eccitante, mi dava alla testa. Non me la ricordo nemmeno in faccia ma non era un granché. Solo figa, nella mia immodesta opinione. Era semi-nuda e divina, e falsa e tentatrice. Aveva delle altissime scarpe leopardate (ma pensa un po’, leopardate, questo fa davvero ridere). Era tutto ciò che mi riusciva al momento di desiderare. Se va ancora una volta al bancone vado dietro e le offro da bere (paura, eh?). I miei amici non colgono i miei tempi, sono troppo imprevedibili, i miei tempi e i miei amici stentano a trovarsi e finiscono spesso in direzioni diverse. Sono solo andato, non è stato provarci quello, non era la convinzione giusta. Non era la frase, né la sicurezza. Ecco, mi piacerebbe dover dire di averci provato davvero. Crederci intendo. Non so nemmeno se ero io o non ero io, non lo ricordo più, come al mattino mi sfumano i pochi sogni che faccio in circa tre minuti. E non mi si venga a dire che si sogna sempre che è una stronzata, se io non me li ricordo non vale.

Vorrei poter dire di averci provato sul serio, questo non era che un abbozzo. Mi serve prendere degli schiaffi in faccia, altroché. Tanti piccoli passi, separati tantissimo in tanto tempo. Un passo. Ho parlato con l’incarnazione della mia eccitazione. Un passo solo, non finito, quando si arriva? Mi hanno portato via.

Ancora ci penso, ancora non la ricordo in faccia, e sarebbe la fine. Un passo alla volta. Per la prima volta ho retto in the club. Senza ballare, ma ho retto in the club, e per la prima volta senza nemmeno essere ubriaco. Un passo. Hanno provato a convincermi ad abdicare alla mia lungamente momentanea astemia ma non ho trovato ragione. Però mi rendo conto di procedere per riduzione di me stesso, come se fossi sempre meno. Giusto se quella prendeva da bere, forse. Si chiamava Siglo, credo. In the club Siglo erano fighe e nude e con le gambe lunghe che prendevano al cervello. In the club erano bionde e belle e un po’ fidanzate e scatenate, con le gambe un po’ meno lunghe ma stavolta bellissime. Finché non sono arrivate delle orribili spagnole, con le loro orribilmente spagnole acconciature, così riconoscibili e spagnole, quelle frange che sembrano tirate con la squadra. Bleah.

Ho pensato a quanto desidero le cose volgari. Davanti a tutti i quadri di paesaggi viaggianti che scorrevano, in viaggio so poco dormire, guardo fuori e penso a cascata, mi piace. Che voglio essere, diventare volgare. C’è modo. Generalizzare. Voglio dare importanza al denaro e a tutto quello che può procurare/toccare; voglio toccare, a non farlo non si è per forza felici, tanto vale provare. Non voglio più sentirmi meschino, ma materiale e volgare. Voglio essere luccicante e decidere, guardare negli occhi e vincere, dall’alto verso il basso.

Ho un piano. Non solo ma anche. Se non lo farò potrò poi pensare a come era stupido, e io con lui. Se lo farò potrò dire che IO L’AVEVO DETTO. Fino ad agosto qui si sta. E posso garantire che con la tattica autoriduzionista adottata non è nulla di pessimo ma è una noia lancinante.

Poi Edimburgo mi sembra un ottimo posto per ricominciare. Lo penso ogni volta che torno da un qualche luogo, che voglio assolutamente andarci a vivere. Con E. c’è di buono che lo pensavo già prima. Ho sete di un nuovo inizio. Lo so che non serve, che è e sarà un’illusione. Tanto quanto, ho bisogno di un’illusione che mi tenga la mente ingombra di pensieri. Voglio tornare a Edimburgo e conoscere ragazze bionde. E trovare la più eccitante e volgarmente leopardata, e distruggerla, di nuovo dall’alto verso il basso. Voglio ballare in the club. Non essere come mio padre. Voglio comprare le cose e potermelo permettere. Non basta non vedere le persone per non desiderarle, non basta più. Comprare vestiti urban anche se in realtà non ho l’idea chiara di che cazzo voglia dire, e i capelli verdi. Non voglio: passare la vita in un ufficio tra gente che si parla dietro, non voglio fare il pendolare. E al momento nemmeno la famiglia col cane e una macchina grande così ci possiamo stare tutti. Poter stare solo quanto mi pare, poter stare in compagnia altrettanto. Sono troppo stanco per sentirmi fuori posto, e abbastanza vecchio per non avere paura di stupidaggini simili. Voglio entrare dove dico io e fare lo splendido, e di nuovo potermelo permettere, il tutto ai livelli più bassi e materiali concepibili.

E non mi dite che:

sono una persona abbastanza profonda ma che mi faccio troppe seghe mentali;

devo aspettare e aspettare e prima o poi qualcosa succede;

passerà (questa poi, non è una giustificazione, io sono qui e ora);

cambiare la scena teatrale è inutile finché non mutano i personaggi;

non si può cambiare.

Giustamente io non voglio cambiare: voglio solo di più. Mi è stato già affermato tutto ciò; da persone che regolarmente hanno avuto torto, motivo per cui, per smettere di stare in torto, hanno smesso di dirmelo.

Vieni a darmi del maniaco sessuale. Vieni a emarginarmi dalla società civile, si può fare sempre di più. A pagarmi lo psi. A dormire con me nella mia testa stanca. Insultami che magari succede qualcosa. Oppure vieni a dirmi che sono normale. Che tutti si sentono soli e trasparenti. Vieni che ne parliamo. Vieni che paragoniamo le teste, solo quel che c’è nelle teste, e poi vediamo. Anche no; non è una gara. Più un labirinto di cui qualcuno ti ha detto che c’è l’uscita. Figuriamoci.

Questi impulsi sessuali che ciclicamente mi squassano mi disgustano poi profondamente; mi fanno schifo e mi faccio schifo, mi comprimono la mente, voglio andare via o essere sereno e poco variabile.

Detto tutto ciò, lascio a chi legge il compito di trarre le dovute e peggiori conseguenze. Qualunque esse siano, io le so già, tutte, e posso anche dirgli di essere assolutamente d’accordo.

Per dimostrare infine quanto tutto lo scritto sopra non sia nulla di nuovo dal mio fronte di combattimento interno, questo era il mio secondo post (il primo era qualcosa del tipo BONGIORNO-BONASIRA) del primo blog. Uguale a ora se non peggio. Da allora non è cambiato niente e nessuno, le persone e i colori non cambiano, ho solo tre anni di più.

Stasera è già passata. Fulmini e disgusto, sono tanto stanco e non farei già nulla di quanto ho detto.

La dimostrazione è terminata.

Esaurito, prometto stasera di andare a letto presto. Tutto scostante, domani imbraccio quella tesi e mi ci ammazzo. Prost.

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From → Senza categoria

2 commenti
  1. anonimo permalink

    Io lo so com’è sentirsi soli e diversi (che poi il concetto di normalità è relativo).
    Sai quale è la verità insita in quel luogo comune che dice “succede quando meno te lo aspetti”? Sta nel fatto che – secondo me – il prossimo percepisce lo stato ansioso e depresso in cui ci si trova, in cui si dà a vedere che si è alla ricerca disperata di qualcosa, così si allontana di riflesso, inconsciamente.
    Ma è un meccanismo che si mette in atto, uscendo dal nostro controllo e ci fa ricadere in questo infinito circolo vizioso.

    Bonne chance
    Claudia (che vorrebbe andare in Scozia)

  2. bastax permalink

    (dalla fine:) vai in Scozia!! Cosa aspetti?! Sei ancora lì?
    Io non so chi sia Claudia, ma ti ringrazio del passaggio (anche se mi sfugge a quel post come tu ci sia arrivata) e del consiglio. Lo stato mio depresso (ma non ansioso) mi è intrinseco, temo di essere io. Non ho l’impressione di “cercare disperatamente qualcosa”, semmai l’opposto. Quindi, sinceramente, sono felice delle tue parole. Ma mi posso ancora permettere di dirti che non ci credo 🙂
    E bonne chance anche a te

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