Skip to content

Umpf okok, lo faccio

22 gennaio 2017

Non è successo nulla a parte tutto. Ci ho messo circa uhm un mese a telefonare a chi dovere e dire HEY! Mi serve andare Mi.

Le faremo sapere, risposto fu.

In realtà verrà offerto qualcosa, che io credo accetterò a prescindere, l’unica differenza è che posso esserne contento o meno. E se meno non so, poi tocca inventarsi cose.

Qui ci sono i thecomunisti che cantano Completamente.

Intanto penso penso penso, non ho ancora detto qui che andrei via. Finché non lo dici non accade. Dire è fare (è baciare è lettera è ccetera).

Da una superficiale prima rassegna sulla stanzistica a Mi, provincia di Mi, le stanze costano un botto, ma tale era il botto che mi aspettavo che costano persino un filo meno di quel botto. Poi delle zone non ci capisco un cazzo, per cui fo una gran fatica. Ci fosse una roba per cui non fo una gran fatica. Oggi ho di nuovo sbagliato sala al cinema. In effetti, queste cose a chi non va al cinema da solo non accadono. Il resto esiste a malapena.

Ieri sono andato a sentire Bello Figo, e ora mi sento parte dell’avanguardia culturale del paese. Trovo adorabile che ci sia qualcuno, a destra e manca, che riesca a prenderlo sul serio, quindi non stupisce che esistano le guerre.

Intanto c’è troppa gente che va ai concerti, non si fa in tempo ad adocchiarne uno che zap è esaurito. Ma rio banale -_- per non dire dei miei fallimentari tentativi di sentire i nuovi Baustelle in qualche Feltrinelli, oh, li odia chiunque, e invece c’erano le code chilometriche. Una volta ero nell’antisala dell’antisala della sala. Aridatece la televisione, fuck.

Ho sempre fatto, perché sono infinitamente abitudinario, molta fatica a perdere, anzi no, ad abbandonare la forma dei luoghi dove ho vissuto, mi sembra che tutto non possa essere diverso da quel che è qui e ora. Per cui non riesco a immaginarmi. Però non son preoccupato, mentre forse dovrei, solo dispiaciuto, e rinfrancato, lo vedo come un momento in cui finalmente potrò dormire come ogni grande religione monoteista che si rispetti comanda.

Ho comprato tutto per lo sci. Solo che non ho le ferie per lo sci. Per cui inzomma. Ho tenuto gli scaponi nuovi al centro della stanza per una settimana. Oggi li ho spostati, ma forse avrei potuto lasciarli lì e passarci l’aspirapolvere intorno. That’d be fun.

Programmo di fare un giro di consulti nei prossimi giorni, e poi occorrerà fare sul serio. E la sola idea quella sì, manco a dirlo, mi terrorizza. Ma insomma. A buttare soldi capaci tutti, per cui maybe persino io.

Perfetti sconosciuti

Tre coppie + una candela, che è Battiston, e a me in un film frtancamente basta che ci sia Battiston; a Roma? A cena a casa di una delle tre. I più si conoscono da sempre, c’è di luna un’eclissi mano a mano più totale e il gioco consiste nell’appoggiare tutti il cell sul tavolo e leggere ogni tex/mex (vorrei delle enchiladas grazie) di qualsiasi app, rispondere in viva voce a qualsiasi chiamata. Va da sé, non l’avessero mai fatto, ne arrivano di ogni, quasi tutti tradiscono tutti, gente che fornica, i cani, le cavallette, uno ne tradisce addirittura due contemporaneamente, quello è frocio, guerra di corna, esasperazione, fino al rewind finale, quando tutti ormai esplosi erano. Cinema da camera – da salotto – con raccolta di tipi umani, variegati e simpa, a chiunque modo di identificarsi. Perché il tema è che loro siamo noi, e abbiamo cellulari in cui c’è una vita, la nostra, nascosta ma a rischio, e se ne perdiamo il controllo BAM, moriamo. In senso lato. Fin troppo mi sembra sottolineata la colpa del cell (o della tecnologia), quando invece non è che una nuova interfaccia su cui agire/compiere/visualizzare corna varie e sentimenti che in realtà sempre ci son stati. O io cazz o ne so, prima non c’ero e potrei benissimo mettere il mio cell sul tavolo. Il che ora che ci penso mi rende assai triste. Però il problema è postmoderno e vero, tutta sta cazzo di gente che mette il cell sul tavolo non è fastidiosa? No al ristorante, dico 😀 è vero e affrontato da una sceneggiatura elaborata (si son messi in 18, tipo quelli di Boris), brava nello svicolare dai percorsi ciechi e nell’alternare personaggi e situazioni, cinismi e comicità, in continuazione, sostenuta da una buona rappresentanza dei meglio attori della generazione italiana matura oggidì. Al di là dell’artificio usato per chiudere, c’è la morale deprimente, e molto italica? del siamo tutti così, pronti a mentire sì per proteggerci, e fin qui ok ci può stare, ma proteggerci dalle nostre – nostre? vostre! – (sentimentali) malefatte, di cui sembra che proprio non si riesca a fare a meno. Va da sé che la meglio figura chi la fa? Il gay. Boh, te l’avevo detto all’inizio.

Land of mine

Siamo in Germania. Ah no non siamo in Germania (je piacerebbe, ai personaggi, essere in Germania), ma in Danimarca, appena appena dopo la guerra. Andò proprio circa così eh. Verso la fine della guerra i nazi chiamavano alla leva i ragazzini di 13 anni. Per cui alla fine in Danimarca restano prigionieri centinaia di soldati tedeschi, perlopiù ragazzini. E vengono prima addestrati, e poi mandati sulle spiaggie della costa occidentale, dove gli stessi tedeschi, aspettandosi uno sbarco alleato, avevano nascosto sotto la sabbia grosso modo 2 MMMMMILIONI di mine. Mina più, mina meno. Bon, per cui quasi tutto questo lancinante film mostra questa squadra di 14 ragazzetti, carponi, sulla sabbia e nel mare, metro dopo metro, ad affondare bastoncini nella sabbia. Se senti TOC scavi, trovi la mina, sviti, estrai il detonatore o quel che è. E poi di nuovo avanti di bastoncino. Caldamente consigliato non commettere errori o distrarsi. Uno strazio, conta che io son stato abbracciato con me stesso per quasi tutto il film, la sublimazione della storia della bomba sotto il tavolo di H&T.
La squadra vive in una baracca su spiaggia, bellissima e recintata e deserta sul freddo oceano, controllata da un sergente di ferro danese, che parte Full Metal Jacket (solo che questi son tutti chiodi, quindi non può urlare Palladilardo!) e inevitabilmente finisce poi per instaurare un rapporto umano. E meno male, almeno lui riesce a smarcarsi dal ruolo di vittima divenuta carnefice per vendicarsi dei torti subiti, con chiunque altro che a questi poveri nazi kiddos fa qualsiasi cosa. Loro, essendo kiddos, hanno giustamente sogni e paure da kiddos, e vogliono sognare il futuro e vogliono la mamma – e giustamente, condivido! Il titolo inglese è anche un non so quanto intenzionale pun, visto che il sergente all’inizio urla “Questa è la mia terra”, mentre pesta un prigioniero nazi. Ora, se non fosse che muoiono quasi tutti saltando su una mina (pure il cane!) quindi dirlo è un po’ bislacco, meno male anche che c’è il lieto fine al termine della spirale di violenza ed esplosioni, perché altrimenti me la sarei veramente presa.

Annunci

From → Uncategorized

One Comment
  1. Ah, quindi infine te ne vai a Milano davvero… :/

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: