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J

10 ottobre 2016

A Cervinia c’è il sole ma le nuvole ma anche la neve. Zero gradi, e i parcheggi tutti pieni come fosse agosto. Il Cervino non si vede, una processione di giacche rosse e tizi vestiti strani col cappello piumato muove verso la chiesa. É strano fare un funerale davanti a Mike Bongiorno che saluta, ma tant’è. Mi sono portato due borse piene di maglie e maglioni, che aggiungo a mano a mano. Non servirà un cazzo, avrò freddo lo stesso. Non so gli altri. Questi vestiti da guide alpine secondo me stan troppo leggeri.

Venerdì mi telefonano per dirmi che è morto. Il telefono piangeva. Io non credo riuscirei a telefonare una notizia del genere. No. Lo scrivo a un paio di persone. Intanto sbaglio tutto quello che sto facendo al computer per circa due ore. C’è l’articolo sul giornale, in aggiornamento. Ma ti pare di morire in homepage sulla Stampa? Caduti mentre provavano una via fatta da tipo 5 persone prima. Ma nella parte facile. Il Cervino, si sa, è tutta roccia che cade. La gente in genere sa a malapena cosa sia il cervino. In quella valle invece, e per me, e per noi, è l’unica montagna. Io disprezzo praticamente tutti per le montagne dove vanno. Dico hey, da me c’è il Cervino – se hanno ancora da controbattere gli dico che ci son stato sopra e bom; se sanno di montagna mi guardano ammirati, se non ne sanno che cazzo ci parlo a fare? Quando l’avevo fatto, una cosa delle più rischiose mi era sembrata la prima parte, dove meno e più grosse rocce piovevano saltellando di taglio dall’alto, in maniera del tutto casuale. Toc. Toc. TOC. E poi passava e andava giù. Tante, tanto giù. Con quello, la guida, che diceva “Giù la testa!”.

Coglione, avrebbe potuto dire, per fare una cit. Hai un bell’avere un casco lì. Comunque sono caduti. Il come, cosa è successo, chi prima, la scarica di roccia o l’appiglio che manca, diventa a quel punto piuttosto niente.

Non so cosa ti leghi a una persona con cui sei cresciuto, e perdi di vista. Nel mio posto in montagna, per anni, piccoli, ci siamo trovati in venti. Lui aveva un caschetto biondo e il culo largo, e voleva andare più forte di me in montagna. In seguito c’è riuscito di brutto cazzo, stava mai fermo, a correre le maratone e diventare maestro di sci e diventare calvo. Che è uno di quei mestieri da eterni mandrilli castigaturiste, tipo il bagnino. E tipo lui, che è stato anche quel genere di persona. É andato a fare il maestro di sci pure in New Zealand, per dire. Ricordo come giocava a qualsiasi cosa giocassimo. Gli atteggiamenti, le posture. Forse lo ricorderei di ognuno di noi. Che era una sega a calcio ma s’incazzava lo stesso. Che barava a briscola in cinque, e m’incazzavo io, perché io son quello che legge le regole sulle scatole dei giochi e poi alza un ditino e fa nonnò, quell’altro era del genere m’invento una regola per vincere prima e avere comunque una parvenza di legalità. Esempio, il campo da pallavolo, gosh, forse come definizione è eccessiva, con tutti quei sassi, comunque era suo, e si inventava le regole. Visto che lui e io non sapevamo schiacciare pallavolamente, ma saltavamo una cifra, più io però eh, aveva deciso che potevamo fare delle trattenute tipo Micheal Jordan, ogni tanto ti veniva pure da fingere di schiacciarla da una parte e poi mandarla dall’altra. Sai per spiazzare la difesa no? Anzi, mi sa che lo facevamo. Più lui però eh. Si fissava sulle cose. Passò un’estate a parlarci del suo motorino liquid cooled, nessuno che sapesse che cazzo volesse dire. Si metteva fuori dalla porta a leggere il giornale, visto che era l’unico con la casa senza genitori andavamo lì. Lo leggeva e sparava opinioni su tutto. Oh. Erano sempre tutte sbagliate. Ma tutte, invariabilmente. Roba che giusto Brunetta o i leghisti, manco più il Papa, con sto tizio rock e user friendly che ci hanno messo, ne sparano altrettante.

Quest’agosto ero appena arrivato che mi hanno invitato a cena in un posto dove c’era anche lui. Ah allora esisto, ho pensato, credi, c’è un posto dove arrivi e ti invitano a cena. A cena c’era altra gente bizzarra ma chissene. Tanto c’era lui, e m’ha sempre fatto ridere, praticamente tutto quel che diceva. Se n’è andato lui e ho smesso di ridere e gli altri hanno parlato di merda per tutta la sera. Letteralmente eh, mica per modo di dire. Perché era un cazzaro, sparava e sbruffonava e faceva ridere tutti. É impressionante come delle persone che conosci fin da piccole vedi pregi e difetti, più di quanto poi vedi loro, cosa è forte o no. Ed è impressionante, e straziante, la pagina fb di una persona popolare che muore. Gif animate di lui che balla. Una foto sul trono con un mantello in una discoteca. Sempre con sta faccia da schiaffi, tra il furbetto e il simpa. Al funerale, in un susseguirsi di persone che lo ricordavano, noi fuori al freddo a sentire due altoparlanti, perché la chiesa era troppo microscopica per tutta quella gente, le varie persone che raccontavano tra le lacrime i loro ricordi lo hanno descritto come “allegro, solare, frizzante, sempre in ritardo”. Sua madre al suo turno, una signora che aveva perso il marito nello stesso modo 32 anni fa: “Io gli dicevo le cose ma tanto lui faceva come gli pareva, per cui ho smesso”.

Non fa una piega.

Non sono andato a salutare madre e sorella. Penso sempre che le persone non mi riconoscano. Io non mi riconosco, al di là di come una persona invisibile. O poco visibile. Insomma il contrario di lui. M’ha detto di andare a stare a Milano. M’ha detto che lui era stato eletto presidente dei maestri di sci da 8 anni. E io: “Cazzo, non sapevano proprio chi metterci”. “Eh no, non lo voleva fare nessuno e l’ho fatto io”.

Poi ci siam mangiati della nutella strascaduta, con gli altri che ci guardavano come se stessimo per morire. Ma a 2000 congela e diventa durissima, non per la scadenza, figurati se scade la nutella dai, per il freddo, e basta. Succede anche con l’olio, si raggruma. Poi lo scaldi e si scioglie.

In realtà al funerale sono andato a salutare qua e là. Ho ridato la mano al mio miglior amico con cui litigai per amore, non l’avevo più visto. O evitava, non so, devo aver dato l’impressione di essere poco propenso al perdono, e per qualche anno è stato così. Dopo 10 anni ovviamente chissene, e ovviamente, e immagino viceversa, era piuttosto grasso e brizzolato. Con due occhi venati di rosso, ma che avesse pianto o no li ha sempre avuti così. Tanta gente che conoscevo. Però non volevo andare per le persone. Ho una foto in camera ad Alessandria, incorniciata, avevamo 14 anni e siamo in gruppo intorno alla croce. Una delle nostre. Avevamo, io avevo 14 anni. C’è il biondo, che quella volta si era incazzato con chi ci ha invitato alla cena di cui sopra, perché ci aveva legati tutti. E quello quasi dava di matto, ma dai, che ci leghi a fare, è tutto in piano! Vabbè s’era lasciato legare, o eravamo ancora là a discuterne. In quella foto l’amico occhirossi stava in un cono d’ombra, il divertente era trovarlo. Se avessimo pensato, a chi di tutti sarebbe morto per primo, che è un pensiero che giustamente in genere non si fa, non a 14 anni, o si dovrebbe essere proprio appassionati di fantamorte, nessuno. Nessuno avrebbe detto lui. Cazzo, era il contrario di morire. E insomma sono andato perché quella foto, e cosa c’è dentro, biondo o no, nel cono d’ombra o fuori, e anche chi non c’è, è così importante. E volevo esserci per Jo.

Qui c’è lui che parla e riesce quasi a sembrare serio qualche anno fa, di bambini allo parchetto degli sci. É quel che viene fuori da yt col suo nome.

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One Comment
  1. Stupendo, parli, straparli, affabuli, devii per vie laterali, torni sul corso principale e ovunque si sente l’emozione nascosta per quanto e’ successo.
    Scrivi bene, chapeau
    ml

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