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Ma chi è questa bella patatina?

2 ottobre 2016

Non è che. É invece che.

L’acqua è passata sotto il ponte, peccato che sia tutta noiosa. A Torino sotto il ponte, e non sotto anche, è pieno di alghe, e se ne discute assai. Io intanto continuo a sentire Motta.

Mi hanno detto che il contratto tra X e Y è stato rinnovato. A mia volta avevo sempre detto che se fosse successo mi sarei trasferito a Mi. Ora sono terrorizzato, è successo, e sarei stato ancor più terrorizzato se non fosse successo. Insomma, ero in una botte di ferro. É che Torino mi piace così tanto, la so, ormai quasi non mi perdo, mi sembra di avere tutto così mio. É che non vivo, non la vivo. E poi dai, ormai con chiunque parlo solo di treni, sono una persona insopportabile. Ho fatto un record di 22 treni in 12 giorni, lo volevo dire anche a te. Comunque sia chiaro, senza i treni, oltre a smontare qualsiasi cosa mi venisse detta, o essere entusiasticamente d’accordo ma è più raro, non avrei nulla da dire.

In ufficio non mi avevano fatto il regalo. È una questione che tutti prendono molto sul serio, solo che sono una di quelle persone simpa che lo toglie da fb, così col cazzo che mi fanno gli auguri tutte le persone stronze che a malapena conosco che se lo leggono lì. E nemmeno faccio gli auguri, io quella colonna non la leggo proprio. Ho la birthday blindness. Comunque, con 6 mesi di ritardo se ne sono accorti, e mi hanno regalato questa. É che non è adatta, per due motivi.

Uno. Riduzioni al cinema, che io ho già giocando coi miei mille abbonamenti.

Due. In 10, mi prendete un regalo da 12 euro? Va bene il pensiero e tutto, però 12 euro? Va bene non guardare ai soldi e tutto eh, ci mancherebbe, siam signori, tanto sono gli altri che muoiono di fame, però WTF!

Mi sono innamorato di un’altra stagista, mi è già passata, ormai vado a nastro, sto fatto delle stagiste è stressantissimo. Anche perché questa la vuol palesemente dare a un canadese, che mi ha anche offerto un pasto thai, solo che tanto io vado a rimborso per cui non l’ha offerto a me, però bisogna riconoscere lo stesso, e insomma uff. Ha un bel culo, però le piacciono Jovanotti e, uhm, chi era, Ligabue. Off.

Questa la saltiamo.

In casa è successo: il marocchino se n’è andato. Peccato, best coinquilino evva. Coinquiline donne potendo scegliere mai più, sono molto più zozze, e indisciplinate. Generalizzando eh, ma è così. Al suo posto da Berlino con furore è tornata, come minchia la chiamavo quella di prima, Pinky? Fucsia? Vabbè, lei, con il marito e la figlia di 10 mesi. E la nonna, e la zia, che dormivano nella stanza del fu marocchino pascal. Più parenti vari che passavano, a vedere questa neonata. Ora. Immaginate mille parenti che vedono un frugoletto per la prima volte. Per ore, MA ORE!! GIURO! Urlavano: “Ma chi è questa bella patatina? Ma chi è questa bella patatina? Ma chi è questa bella patatina?” e altre amenità simili. Io chiuso in camera con le mani sulle orecchie. Ma patatì, ma patatà, ma pataqua O_O

Ho cenato fuori per svariati giorni, in qualsiasi modo.

Poi se ne sono andati. Poi sono tornati, ma solo Pinky, figlia e nonna. Tutta la cucina invasa da roba sporca, pattumiera, roba eterogenea. Una volta per mangiare sul tavolo ho dovuto proprio fare spazio con le braccia. Mango, continuano a comprare manghi. Almeno credo, non sono sicuro di saper riconoscere un mango. Poi se ne sono andate. Torneranno, se ne andranno definitivamente per un po’, poi non si sa. È bello avere incertezze.

Sono stato due giorni per i fatti miei, i 10 prima erano stati così precipitosi che è stato persin bello ❤ la casa è vuota.

Io non so come faccia la bella patatina (e qualsiasi neonato al mondo) a sopportare un parentado simile. E comunque è quella che fa meno casino di tutti.

Il ponte delle spie

A New York e a fine ’50… stavano per arrivare i Beatles! Not yet, c’è la guerra fredda, e una spia dall’aria di innocuo medioman, name’s Rudolf, che nel tempo libero dipinge male e si soffia il naso, la quale viene catturata e deve essere processata di facciata regolarmente perché questo è un grande paese (cit). Viene scelto Tom Hanks, vabbè, James, avvocato rampante ma più assicurante che non spiante. Lui si arrocca sul principio e, contro non solo i media e il giudice ma persino moglie e figli, fa il possibile per difendere il suo uomo. Al quale ogni volta che si chiede se ha paura risponde “Would it help?”, è veramente una sagola, e uno che fa bene il suo mestiere da buon medioman. Riesce a non farlo scannare. Nel frattempo, 5 o 6 bietoloni vengono mandati a pilotare aerei a 70000 piedi per scattare foto dell’URSS, che in caso di nuclearguerra non si sa mai – era un po’ il leit motiv. Sarete così in alto che nemmeno vi vedranno, gli dicono. Bam, al primo giro uno viene subito abbattuto e catturato. James è incaricato dalla CIA, però senza dire che è per la CIA, di trattare per lo scambio di prigionieri. Va a Berlino West, poi Est, poi West, sembra un ca**o di pendolare, tra intrighi diplomatico-politici e furti del giubbotto. Alla fine ottiene il pilota in cambio di Rudolf, più anche un pischello studente americano pizzicato perché dumb. Non si capisce come possano i russi accettare il 2 in cambio di 1 ma tant’è. Notevole il trasporto con cui lo stile di Spielberg gonfia una storia per larga parte di legulei, con rivoli diversi che sfociano insieme nel finale spionistico tout court; pure James è un eccezionale medioman, un avvocato pure troppo giusto – per essere avvocato, no? Il film intero è la celebrazione, di un’epoca storica che ha segnato la storia ameriacana e dei medioman, uomini normali che fanno il loro dovere perché è giusto per il paese, James e Rudolf parlano lo stesso linguaggio; nel finale il medioman può tornare raffreddato e vincitore alla sua villetta azzurro puffo, dove sta la sua moglie azzurro puffo, la quale insieme ai media potrà riconoscere che lui è kind of a hero. Spielberg intanto ci butta musiche melodrammatiche così spielberghiane, con tamburi di guerra anche se è fredda, non ci sono bambini o cavalli protagonisti. Spinge (Spingeberg!), ma senza esagerare sull’acceleratore dei sentimenti, con la scena parallela di James sul treno e i fuggitivi che vengono mitragliati mentre cercano di scavalcare il muro a Berlino, mentre i giuovani americani liberi e felici scavalcano muri per gioco a Brooklyn. Ottiene e cammina su di un equilibrio che è lo stesso appesi a cui in quegli anni USA e URSS si divertivano un sacco, convinti di stare per accendere il mondo. Anche se poi comunque 2 a 1 eh.

La grande scommessa

Hollywood si mette di buzzo buono per spiegare la crisi dei mutui subprime del 2008. Lo fa con una serie di attoroni (lode a me, non ne ho riconosciuto uno, sono un sottile fisioniomista) e quella ventata di progressismo un po’ fastidioso degli attori ricchi che hanno i miliardi. Per dire, non è difficile preoccuparsi dei morti di fame in Congo, ma se hai una villa in California è più facile. La scelta è accendere la luce su alcune storie, che si intrecciano oppure no, di personaggi del mondo della finanza che nei mesi precedenti allo scoppio della crisi ne hanno riconosciuto i prodromi. E, essendo quello il mestiere loro, pur se ognuno con motivazioni proprie e storie personali alle spalle, ci hanno scommesso su. Assunto di base: la finanza è una specie di casinò, e visto i casinì che combina non c’è motivo di dubitarne. Ryan Gosling incarna l’archetipo del banchiere cinico soldisoldisoldifuckYEAH!, e la voce narrante. Intorno a lui: un nerd sociospastico gestore di un fondo, che sta in ufficio scalzo e ascolta heavy metal, il primo a vedere che il castello è basato sul niente. Un gruppetto di gestori con problemi etici, capeggiati da Steve Carrell. Un paio di ragazzotti che scoprono tutto per caso e ci puntano su. Ovviamente, tutti all’inizio li prendono per matti, figurati, il mercato immobiliare non crollerà mai. Ahahahahah. Rendere un film interessante su un argomento così noioso/difficile/indigesto è arduissimo, e meritorio, e non si esita a qualsiasi espediente, del tipo: e ora, che cosa siano i credit default swap, te lo spiega questa gnocca immersa nella schiuma. Lol. Sguardi in camera, del tipo “hey, so che sembra assurdo ma è successo davvero”. Tra personaggi riusciti o meno, alcuni buffi ma forse non molto verosimili (però remember che sono americani), vince la scelta di dimostrare la tesi procedendo per opposto: non chi/come ha minato le fondamenta, ma chi scopre e scommette contro; così si mettono in scena i meccanismi perversi, e il loro funzionamento, la loro logica, che hanno portato alla crollo finanziario. L’insieme non fa che spiegare, con i personaggi che indagano e non riescono a capacitarsi del fatto che stia tutto andando così tanto in vacca, e rispiegare andando sempre più a fondo ma con evidenti cerchi concentrici, cosa sia successo. Tutto infatti è basato sul fatto che nessuno ci abbia capito un ca**o, che è in una parola la finanza e non dico che dovrebbe morire ma… uhm, sì, no, dovrebbe proprio morire. Non ho ben capito quanto le spiegazioni siano chiare perché avendo io fatto, del tutto casualmente, una tesi che parlava di finanza (O_o ma sei matto?) non partivo davvero da zero, per cui ne ho ottenuto solo più tessere di un mosaico che comunque mi era stato spiegato già. Il succo, secondo Hyman Minsky, è che le regole ci sono, la finanza le aggira, la bolla finanziaria si gonfia, scoppia, moriamo tutti un po’, si rimettono regole, e poi si riparte. E questo è il capitalismo ^_^

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One Comment
  1. 1. il tuo blog da oggi ha deciso di impallarmi il pc -.-
    2. ma non era Leopardare la tizia? o mi confondo?
    3. La grande scommessa lo avevo visto in inglese con sub eng e lo avevo trovato veramente arduo, nonostante gli spiegoni (ma io e la finanza… ehm)
    4. Milano???

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