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Battello, lago di parole, bordello

23 dicembre 2007

Quanto mi sento natalizio con un semi-post del genere. Tantotanto.

Il titolo è associazione di idee mia e non lo sto a spiegare. Pregooooooo!!

Non era previsto.

Intanto vedo stelle filare tutto intorno a me. Sfrecciano, e io sto fermo al centro.

Ho capito solo ora perché io non vinco mai. Perché sono l’unico che fa solo quel che dice e viceversa. E tra la gente che si incontra ogni giorno per strada questo atteggiamento è un gioco a perdere.

Il lago Balaton d’estate è la Rimini d’Ungheria. I turisti stranieri sono quasi esclusivamente tedeschi, tutti biondi e visi pallidi, anche da abbronzati. Se fossi di ottimo umore metterei una cartina (tornasole, torna); però no. Se non c’ammazza i crucchi, quando saremo vecchi…

A Siofok volevano farci dormire nel giardino dell’ostello (pieno di stronz-crucchi) in 3 da dividere in due tende da bambini 6-10 anni, gialle e blu; cioè, uno di noi tre andava segato a metà. Tende che avrei trovato stratosferiche se avessi avuto anni 8, una foto ce l’ho ma non la metto. Uno zimmerfrei germanofono ci affitta invece una stanza col televisore al plasma più grande che io abbia mai contemplato, in una zona di villette a schiera. Televisoreoooooooohhhhhh…

Non sottovalutate la potenza di zimmerfrei-station. La prima sera è d’impatto e acclimatamento, i camerieri nei ristoranti non sanno una parola crociata d’inglese, la gente per strada se chiedi “Where is the sea?” ti guarda come un alieno, l’unica cosa su cui ci si capisce è la birra. Nei paesi dell’est basta dire una parola simile a pivo e ovunque ti danno una bevanda simile a birra; la pinta doppia durante cena non è quel che si dice una splendida idea ma l’acqua costa molto di più. Tutta la zona di spiaggia è recintata e ci sono una costellazione sbarluccicante e sonora di locali all’aperto, sul mare o ai lati di una stradina pedonale come potrebbe essere quella di un parco pubblico. Costa tutto decisamente troppo e c’è un migliaio di mille belle millantanti ragazze che vantano succinte il locale su, quello giù, il night, il disco-pub o disco-club. Vabbè, forse, in tedesco.

In parole povere e poche tutto costa troppo UND troppa figa (trasparente/irriverente/sorridente).

Il giorno dopo quello prima (fin tautologico) decido di implementare un botellon, perché non è inverosimile che sarei tirchio se anche fossi ricco-ricchissimo-fantastico-grandioso. Una bottiglia di Pepsi con sopra David Beckham. Due di una qualche sottomarca di pessimo rhum al miele o qualcosa così. Ci sono di sera prima di uscire io, nella cucina di Herr Zimmerfrei, che mischio tutto ciò manco fossi un alchimista svampito, miele-rhum del cazzo ovunque e appiccicoso. Comunque.

Costa troppo e troppa figa, abbiamo quest’arma impropria sottobraccio come un mitra che ci permette di passare invulnerabili davanti a tutti e nessuno i locali e scherzarli come fossimo noi quelli molto cooooooooool. Guarda quegli sfigati che vanno a bere nei locali…………..

Sto decisamente per decollare. Ma ballare no. Cip e Ciop vogliono a tutti i costi andare a ballare. Io ballare no. A tutti i costi. Ho detto no. Mi infastidisce dover ripetere.

Allora io vado. Non è che abbia proprio il polso della situazione. Né del polso mio. Né della topografia del luogo. Può essere che le vie abbiano una parvenza di ortogonalità ma non che la percepisca appieno. Passo a un bancomat ma non ho assolutamente idea di quanto prendo. Un po’. Tipo cinquantamila nonsocosa. E ovviamente vado al night, ho biglietto-mappa in tasca. O meglio, ovviamente lo cerco, poi lo trovo meno ovviamente. C’è un buttafuori pizzetto-tarchiato che vuole qualcosa come 5€ d’ingresso. Il mio inglese non è mai stato frankly altrettanto fluido, fluente e fluito come in quest’istante.

Un night ha il soffitto e le luci basse e c’è fumo. Divani rossi, tutto rosso. Suppongo ci fosse della musica altrettanto rossa ma non ne trovo traccia nei registri mnemonici. Ci sono 3 ballerine che si alternano su un palco sfigato, e due son pure brutte. Prendo una birra. Prendo un’altra birra. Non so quante, alcune, tanto per darmi un aplomb. Very british, proprio italiano non lo sono mai sembrato a nessuno. Girls con e senza top (forse, boh) vengono a sedersi da me e non ottengono niente, ovviamente non spiccicano una parola d’inglese. Viene un tizio che sembra proprio il padrone del posto, decisamente a suo agio. Mi parla inglese, gli racconto 1/9 (un nono) della mia vita, mi racconta 1/9 della sua. Italiano????

Quando si stufa se ne va, il mio inglese a me sembra ormai rasentare la perfezione, a bere ancora sarei diventato madrelingua, a prendere una sambuca professore di letteratura anglosassone e a dare a tutte baci più o meno accademici. Invece no.

-fine primo tempo-

Stasera volevo vedere Oliver Twist in tv, poiché Polanski ha un biglietto mio autografo (see,magari) che gli garantisce cine-credito illimitato presso di me. Mi incazzo solo a vedere i film quando li danno in tv, tutta quella pubblicità, tutta quanta, è lampante che mi sta prendendo per il giro (vabbè, culo), dà irritazione sottocutanea. Giudico che la pubblicità inciti alla violenza. Già che ci sono anzi lo statuisco. Ne ho visto mezz’ora e registro tutto il resto, e la pubblicità non esiste più. E falla girare tu l’economia.

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2 commenti
  1. anonimo permalink

    miao.. come me lo merito?

    tutti meritano amore. almeno una volta. anzi tante volte. no?

    wajiha

  2. NocturnalSmoke permalink

    com’è che vai in ungheria e impari l’inglese? … Adesso vado in egitto e imparo il cinese!

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